L'Unione europea pianifica investimenti su larga scala nel settore delle materie prime critiche dell'Australia. Lo ha dichiarato 27 ottobre 2026 l'ambasciatore dell'UE in Australia, Laurence Meredith, nel corso di una conferenza a Sydney.
Secondo Meredith, Bruxelles intende «investire massicciamente» nelle materie prime critiche per diversificare le forniture e affrancarsi dalla dipendenza dalla Cina. «Poiché vogliamo diversificarci dalla Cina, uno dei partner più probabili deve essere l'Australia», ha sottolineato il diplomatico.
Gli investimenti sono legati all'accordo di libero scambio tra l'UE e l'Australia. I negoziati dovrebbero concludersi all'inizio del 2027, dopodiché sarà abolito il dazio del 5,5 per cento sulle materie prime critiche.
Parallelamente, le parti sono vicine alla firma di un memorandum con la Banca europea per gli investimenti, che diventerà il meccanismo di finanziamento dei progetti. Nell'ambito del più ampio fondo per la competitività per gli anni 2028–2034, l'UE destina fino a 10 miliardi di euro proprio alle materie prime critiche.
In via prioritaria figurano gallio, antimonio e terre rare, che l'Australia include nel proprio sistema di riserve strategiche. Questi materiali sono importanti per la difesa, le energie rinnovabili e le alte tecnologie.
L'Australia, dal canto suo, aggiorna la propria strategia sulle materie prime critiche, ponendo l'accento sulla lavorazione e sulla raffinazione all'interno del paese, e non solo sull'estrazione. La ministra delle Risorse Madeleine King ha confermato la disponibilità a una partnership con l'UE.
L'Australia è una delle poche «superpotenze» delle materie prime critiche, insieme a Brasile, Sudafrica e Canada, verso cui l'UE guarda anch'essa per la diversificazione. L'accordo con Canberra si inserisce in una più ampia cooperazione in materia di difesa e tecnologia, compresa l'iniziativa ReArm Europe da 800 miliardi di euro entro il 2030.



