Open Star Technologies realizza la prima levitazione magnetica in un prototipo a fusione dipolare

Modificato da: Aleksandr Lytviak

La società canadese Open Star Technologies ha annunciato di aver fatto levitare con successo un magnete superconduttore all'interno di un prototipo di reattore a fusione dipolare. Il magnete, dal peso di circa 100 kg, è stato sollevato e stabilizzato in una camera a vuoto senza alcun supporto meccanico, come confermato dalle riprese video e dai dati dei sensori.

Si tratta di una dimostrazione di laboratorio che si colloca nelle fasi iniziali del percorso che conduce dalla sperimentazione all'impiego energetico su vasta scala. In passato, esperimenti simili come l'LDX del MIT richiedevano enormi quantità di energia per mantenere il campo magnetico. In questo caso, il team ha impiegato superconduttori ad alta temperatura e un sistema di stabilizzazione attiva, riducendo i consumi del 30% rispetto ai test precedenti.

Nonostante il successo, restano ancora numerose sfide da superare prima di arrivare a un reattore a fusione termonucleare operativo. È fondamentale garantire il confinamento stabile del plasma a temperature superiori a 10 keV, gestire la dissipazione del calore dalle pareti e ottenere un fattore di guadagno energetico (Q) superiore all'unità. Inoltre, il passaggio a dimensioni industriali richiederà soluzioni per la fatica dei materiali e per l'elevato costo delle apparecchiature criogeniche.

Il funzionamento del sistema si basa sulla creazione di un dipolo magnetico simile al campo terrestre. Il plasma viene intrappolato in una configurazione dove le linee di forza formano circuiti chiusi, riducendo al minimo la perdita di particelle contro le pareti della camera. Grazie alla levitazione si eliminano i supporti meccanici, che potrebbero alterare la simmetria del campo e causare instabilità.

Questo traguardo dà slancio alla tecnologia della fusione dipolare, pur non modificando le realistiche tempistiche per un'applicazione commerciale. Secondo gli esperti, occorreranno almeno dieci anni per arrivare alla produzione netta di energia, a patto che i finanziamenti rimangano costanti. Per il settore, questo risultato conferma la validità di un approccio alternativo al confinamento magnetico, senza però colmare del tutto il divario tra i successi in laboratorio e la generazione elettrica in rete.

Le prossime fasi della ricerca serviranno a determinare se questa architettura sia in grado di competere con i tokamak sul piano economico.

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Fonti

  • Fusion News, March 6, 2026

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