A mezzogiorno del 7 luglio 1947, a West Rindge si verificò un misterioso incidente che sarebbe poi emerso nei file desecretati del Pentagono. Il pensionato Charles N. Tasker, seduto sotto il portico di Earl Whitehead lungo la Route 202, notò i primi segnali di allarme: pennacchi di fumo che si alzavano da un prato verdeggiante. Un'ispezione più ravvicinata rivelò delle chiazze bruciate con un diametro di circa 3,8 cm. Poco distante, sul ciglio della strada, si erano sviluppati diversi focolai pericolosi tra l'erba secca, formando un cerchio di circa 60 metri di diametro. Tasker chiamò immediatamente i vigili del fuoco locali.
Uno dei testimoni, un certo signor Apel, consegnò i frammenti metallici rinvenuti al Massachusetts Institute of Technology affinché venissero analizzati. Lì, il dottor John W. Bunker, preside della scuola di specializzazione, si occupò del caso mettendosi alla guida del team di ricerca. I risultati vennero successivamente inviati all'ufficio dell'FBI di Boston.
Grazie all'uso dello spettrografo, gli scienziati del MIT stabilirono che i frammenti erano composti da comune ferro che, sottoposto a temperature estremamente elevate, si era trasformato in ghisa. La loro ricostruzione indicò che i detriti facevano parte di un unico cilindro cavo, con un diametro di circa 20 cm (8 pollici) e uno spessore di 3/16 di pollice.
Il professor J. Francis Reintjes (citato nei documenti come "Rentges"), docente di ingegneria elettrica, notò una somiglianza tra i frammenti e il rivestimento dei razzi V-2 che gli Stati Uniti stavano testando nel New Mexico in quel periodo. Tuttavia, il memorandum finale dell'FBI sottolineava che tale teoria non escludeva del tutto altre possibilità. A margine dei documenti compare una nota scritta a mano: "FLYING DISCS", ovvero "dischi volanti".
Il contesto era fondamentale: la fascinazione americana per i dischi volanti era iniziata solo due settimane prima, il 24 giugno 1947, quando il pilota Kenneth Arnold aveva riferito l'avvistamento di nove oggetti non identificati presso il Monte Rainier, nello stato di Washington. Entro la fine di giugno, la stampa si era impossessata della storia e un'ondata di segnalazioni di oggetti volanti non identificati aveva travolto il Paese. L'incidente di West Rindge avvenne proprio nel pieno di questo fermento.
Il Pentagono ha pubblicato oltre cento pagine di nuovi file relativi agli UAP (fenomeni anomali non identificati) l'8 maggio 2026, come parte dell'iniziativa PURSUE (Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters) ordinata dal presidente Donald Trump nel febbraio 2026. Secondo quanto riportato da NHPR, la sede dell'FBI di Boston intendeva distruggere i campioni entro il 15 agosto 1947, a meno di istruzioni contrarie. In risposta a una richiesta della redazione nel 2026, l'FBI ha dichiarato di non essere stata in grado di trovare registri pertinenti sul destino dei frammenti.
Gli esperti contemporanei intervistati da NHPR hanno espresso pareri discordanti. Il professor Richard Binzel, docente di scienze planetarie al MIT, ha osservato che le proprietà descritte per i frammenti sono incompatibili con quelle dei meteoriti, i quali non arrivano a terra incandescenti né causano incendi. Allo stesso tempo, altri ricercatori hanno ritenuto improbabile che i detriti provenissero dai razzi, considerando che la distanza dal poligono di White Sands supera i tremila chilometri. Michael Panicello, direttore regionale del MUFON (Mutual UFO Network), ha sottolineato che, sebbene i documenti siano interessanti, non forniscono una risposta definitiva sull'origine dei frammenti. Ha ammesso la complessità della situazione, affermando quanto sia difficile saltare alla conclusione di un'origine extraterrestre quando non è possibile escludere oggetti di manifattura umana.
Di conseguenza, stando ai materiali desecretati, l'origine dei frammenti di ghisa appartenenti a un cilindro cavo di circa 20 cm di diametro resta ancora oggi ignota, a quasi ottant'anni di distanza.

