29 ottobre la Banca di Russia ha compiuto un passo che a prima vista sembra routinario: ha approvato l'Associazione Nazionale dei Partecipanti al Mercato Azionario (NAUFOR) come prima organizzazione di autoregolamentazione per le criptoborse e i depositari digitali. Dietro questa formalità c'è qualcosa di più: la trasformazione delle criptovalute da zona grigia in un segmento a pieno titolo, sotto controllo, del sistema finanziario.
La legge «Sulla valuta digitale e sui diritti digitali», approvata a luglio, ha obbligato i cambiavalute e i depositari non solo a entrare nei registri della Banca Centrale, ma anche ad aderire a un'organizzazione di autoregolamentazione. Entro la fine di ottobre nei registri figuravano già circa 23 cambiavalute e otto depositari, tra cui VTB, Sberbank e le strutture di T-Bank. Ora hanno 90 giorni per aderire all'organizzazione di autoregolamentazione. NAUFOR, esistente dal 1996 e che riunisce 725 operatori tradizionali, ha ottenuto questo status prima di tutti.
L'organizzazione di autoregolamentazione nel modello russo non è semplicemente un circolo di interessi. Elabora standard, ne vigila il rispetto, fornisce supporto metodologico e rappresenta il settore davanti al regolatore. Per il mercato delle criptovalute questo significa che le regole saranno scritte da persone abituate a lavorare con titoli, non con token volatili. Gli interessi delle banche e dei broker qui sono evidenti: ottengono un accesso legale a un nuovo asset, mantenendo al contempo il controllo sui rischi e sulla reputazione.
Per la persona comune questo cambia il quadro. Prima la criptovaluta era associata all'anonimato e all'indipendenza dalle banche. Ora gli intermediari devono rispettare i requisiti di capitale — da 15 milioni di rubli per i cambiavalute a 250 milioni per i depositari — e superare i controlli. Il denaro che prima «giaceva nel portafoglio» si sposta gradualmente in un sistema in cui a sorvegliarlo non è solo la blockchain, ma anche il regolatore tramite l'organizzazione di autoregolamentazione.
NAUFOR ha già uno status analogo per gli operatori dei sistemi informativi che lavorano con le attività finanziarie digitali. Ora la sfera si è estesa allo scambio di valute digitali e ai depositari. L'associazione promette di partecipare alla rifinitura della legislazione e di difendere gli interessi dei partecipanti davanti alla Banca Centrale. In pratica questo significa che la voce del mercato tradizionale suonerà più forte di quella dei progetti puramente cripto.
La regolamentazione comporta sempre un duplice effetto: riduce i rischi di frode e offre protezione, ma al tempo stesso limita la libertà e aumenta i costi. Nel caso delle criptovalute in Russia questo equilibrio si sposta verso il controllo istituzionale. Le grandi banche sono già entrate nei registri, i piccoli operatori saranno costretti o a conformarsi o ad andarsene.
Alla fine la criptovaluta in Russia smette di essere uno strumento marginale e diventa un'altra riga nel portafoglio, dove le regole sono dettate non solo dal mercato, ma anche da una burocrazia finanziaria collaudata dal tempo.
