Da ottobre 2026, nelle scuole primarie messicane gli smartphone saranno completamente vietati durante l'intera giornata scolastica.
Il Consiglio delle autorità educative nazionali (CONAEDU) ha approvato all'unanimità l'accordo preparato dal Segretariato dell'istruzione pubblica (SEP). La misura riguarda tutti i livelli — dalla scuola primaria agli atenei — e viene introdotta dopo una consultazione nazionale a cui hanno partecipato più di 565 mila docenti.
Nella scuola primaria e secondaria il divieto è in vigore per l'intero turno: il dispositivo va lasciato nello zaino o consegnato in custodia. Nelle scuole superiori e negli istituti di istruzione superiore le regole sono elaborate dalla stessa comunità educativa — dal divieto totale all'uso limitato in determinate situazioni. Parallelamente si svolgono campagne informative, assemblee scolastiche e ore di classe in cui si spiegano gli obiettivi dell'iniziativa: aumentare la concentrazione, migliorare la comunicazione e ridurre il trasferimento dei conflitti dai social network alla vita reale.
Alla base vi sono i risultati di un sondaggio tra gli insegnanti: il 81 per cento si è espresso a favore di regole chiare. Si tratta di dati di una consultazione, non di uno studio controllato, perciò il livello di evidenza resta basso. Finora non esiste alcuna osservazione a lungo termine sul rendimento o sulla salute mentale degli studenti dopo l'introduzione di misure simili in Messico. Non è chiaro come verrà controllato concretamente il rispetto delle regole nelle scuole grandi né cosa accadrà ai bambini che hanno bisogno del telefono per tornare a casa in sicurezza.
La decisione mette in luce la tensione tra la crescente dipendenza digitale degli adolescenti e il compito di preservare l'attenzione viva in classe. La norma nazionale può alleggerire il lavoro di alcuni insegnanti, ma scaricare un onere aggiuntivo su altri — quelli che dovranno vigilare sul rispetto delle regole e risolvere i conflitti. Nelle scuole con diversi livelli di risorse l'effetto sarà disomogeneo.

La questione principale ora non è se il divieto verrà introdotto, ma come le scuole riusciranno a trasformare il tempo liberato in un reale miglioramento dell'apprendimento, e non semplicemente in un'ennesima voce del regolamento.





