«Amo cucinare una cucina rassicurante»: lo chef 30enne Artur Peta a Hauts de Loire

Modificato da: Svitlana Velhush

Su un piatto bianco giace un'unica carota: laccata, perfettamente dritta, come uscita da una cucinetta giocattolo per bambini. Un morso e in bocca esplodono insieme l'acidità pungente, la dolcezza e un leggero grasso cremoso, mentre la consistenza cambia a ogni movimento della mascella. Non è una dimostrazione di tecnica, ma un ricordo che un adulto ordina consapevolmente.

Dalla primavera dell'anno 2025, Artur Peta, 30 anni, guida la cucina dello storico Relais & Châteaux Les Hauts de Loire a Veuzain-sur-Loire (Loir-et-Cher). La casa, un ex padiglione di caccia immerso in 72 ettari di bosco, sorge nel cuore della valle della Loira, dove i suoli, il microclima e le tradizioni secolari dettano i prodotti di stagione. Qui Peta unisce la precisione moderna a ciò che egli stesso chiama «una cucina che rassicura».

Originario di una famiglia di pescatori del nord della Francia, Peta ha percorso la strada da Lille e Parigi fino a questa tranquilla tenuta. Lavora l'astice, ma non dimentica la selvaggina e i funghi che raccoglie lui stesso all'alba, tra la rugiada, nella proprietà dell'hotel. Le salse classiche e le verdure familiari ricevono una leggera nota finale, perché il piatto resti ricco ma non pesante. Con lui lavora da sette anni la pasticcera Marion Arzel: il suo soufflé al cioccolato chiude la serata con la stessa naturalezza del camino nella sala.

La geografia e la storia del luogo non sono qui una decorazione. Il bosco offre funghi e selvaggina, il fiume il pesce, e l'antica casa di caccia un'atmosfera in cui l'ospite si sente non in un ristorante, ma a casa di persone che sanno che cosa siano la stagione e il breve percorso dal campo al piatto. Proprio per questo la carota nel piatto non appare né ingenua né pretenziosa: racconta semplicemente, con gusto e onestà, la terra su cui sorge la casa.

Oggi Peta e la sua squadra scelgono consapevolmente filiere corte e stagionalità, rinunciando alla corsa alla novità per la novità. In una regione dove i castelli si susseguono a ogni curva e i motivi per fermarsi a cena non sempre bastano, una cucina così cambia i calcoli: sei arrivato, hai mangiato davvero, hai dormito a cento metri dalla tavola e al mattino sei ripartito tra i vigneti, non nel buio.

Il momento migliore per provarla è la stagione dei funghi o delle prime asparagi, quando il menù è particolarmente legato a ciò che cresce proprio fuori dalla finestra. Conviene prenotare in anticipo, soprattutto nel fine settimana; pranzo il sabato e la domenica, cena dal mercoledì alla domenica.

In questa carota, in questo soufflé e in questi funghi raccolti all'alba si manifesta una cosa semplice e rara: una cucina che non cerca di stupire, ma semplicemente fa sentire di essere proprio nel posto giusto.

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Fonti

  • « J’aime faire une cuisine rassurante » : Arthur Peta, le chef qui vaut le séjour

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