«Manifestazione spaziale»: come Shanghai trasforma la scultura in un dialogo vivo tra la città e l'uomo

Autore: Irina Davgaleva

«Manifestazione spaziale»: come Shanghai trasforma la scultura in un dialogo vivo tra la città e l'uomo-1
Иллюстрация создана с помощью ИИ на основе реальных кадров Девятой международной скульптурной выставки Jing’an (2026)

C'è una bellezza particolare nel modo in cui un'opera d'arte non appare davanti a noi, ma insieme a noi. Al mattino si presenta in un modo, alla sera in un altro; alla luce del sole sembra quasi architettonica, al crepuscolo diventa un segnale luminoso, e accanto al passante acquista una nuova scala. Proprio questa esperienza offre la Nona mostra internazionale di scultura Jing'an a Shanghai.

Inaugurata il 24 settembre 2026, ha ricevuto il nome di «Manifestazione spaziale» — Shapes of Becoming. La parola inglese becoming è qui particolarmente importante: non si tratta di una forma compiuta, ma di un processo di divenire, di un'opera che continua a mutare in base al luogo, al tempo, al clima, al movimento delle persone e al carattere stesso della città.

In questa stagione Shanghai invita a guardare la scultura come a un evento della percezione. Essa non è più tenuta a essere un oggetto immobile su un piedistallo. I suoi materiali diventano la luce, il suono, i media digitali, i riflessi, le ombre e la presenza umana.

La mostra si svolge in 28 punti. In totale sono presentate 36 opere di 33 artisti provenienti da 14 paesi; quasi il 60 per cento delle opere internazionali sottolinea la portata del dialogo culturale. Tra i partecipanti figurano lo scultore britannico Tony Cragg, l'artista islandese-danese Olafur Eliasson, il francese Jean-Michel Othoniel e l'artista australiana Lindy Lee. Circa il 70 per cento delle opere è stato creato appositamente per questo progetto, perciò la mostra si rivolge non solo alla storia internazionale dell'arte contemporanea, ma anche al tessuto concreto di Shanghai.

La magia dello spazio: perché la mostra comincia fuori dal museo

La caratteristica principale dello Jing'an International Sculpture Project è l'assenza di un unico ingresso. Lo spettatore non varca la soglia di un museo per entrare nell'arte. La incontra lungo il cammino: nel parco, lungo la strada, in riva all'acqua, tra gli alberi, il rumore della città e il tragitto abituale.

L'esposizione principale si trova nel Parco delle Sculture di Jing'an. Opere aggiuntive sono apparse lungo la Nanjing West Road e su un tratto del fiume Suzhou. Grazie a ciò la mostra si trasforma in una sorta di mappa della città, dove le opere diventano punti di sosta, di riflessione e di scoperta casuale.

Si può immaginare una giornata qualunque di un abitante di Shanghai. Va al lavoro, si affretta per le sue commissioni o esce a passeggiare — e all'improvviso nota una forma che entra in dialogo con una facciata, un albero o l'acqua. In una situazione simile l'arte non richiede una preparazione speciale. Diventa semplicemente parte del percorso, e poi ne cambia impercettibilmente il ritmo.

La scultura pubblica agisce non solo sullo sguardo, ma anche sul comportamento. Spinge a rallentare, a girare attorno all'oggetto, a guardarlo da un'altra parte, a notare un riflesso nel vetro o a udire ciò che prima si perdeva nel rumore della città.

Questa idea è confermata anche dalle ricerche contemporanee. Un esperimento sul campo, pubblicato nel 2024, ha mostrato che l'interazione con interventi artistici nell'ambiente urbano può ridurre le sensazioni soggettive di ansia, stress e umore negativo. L'effetto era legato a quanto i partecipanti percepivano il luogo come esteticamente espressivo, meaningful — ricco di significato — e favorevole al recupero dell'attenzione.

In altre parole, un'opera in città può funzionare come punto di riavvio della percezione. Non perché offra una risposta pronta, ma perché restituisce all'uomo la capacità di essere attento.

Il segreto del «divenire»: dalla pietra alla luce e all'ambiente digitale

Il tema della mostra prosegue la linea che Jing'an sviluppa dal 2020. I progetti precedenti si rivolgevano alle idee di «ripensamento spaziale», «evoluzione dello spazio» e «armonia spaziale». Nel 2026 l'accento si è spostato sul momento stesso in cui la forma nasce — su come lo spazio diventa percepibile attraverso la materia, la luce e il movimento.

Nella concezione tradizionale la scultura è legata a un materiale solido: pietra, bronzo, metallo o legno. Ma la pratica contemporanea amplia questa definizione. Ora possono diventare scultorei un flusso di luce, un'onda sonora, una proiezione digitale o lo spazio tra lo spettatore e l'oggetto.

Alcune opere di Jing'an mutano aspetto a seconda dell'ora del giorno. Il sole diurno rivela la texture e il volume, l'illuminazione serale crea nuovi contorni, e la città notturna diventa parte della composizione. Di conseguenza il parco si trasforma in uno spazio di percezione a ciclo continuo. Lo spettatore può venire al mattino, tornare dopo il tramonto e vedere in pratica già un'altra mostra.

In questa concezione risulta particolarmente organica la presenza di Olafur Eliasson — un artista la cui pratica si costruisce spesso attorno alla luce, ai fenomeni naturali, all'ottica e all'esperienza corporea. Le sue opere ricordano che percepiamo lo spazio non come una decorazione neutrale, ma come un ambiente che plasma costantemente il nostro stato.

Tony Cragg, a sua volta, indaga da decenni il rapporto tra materiale e forma. Le sue sculture si rivolgono alla geologia, alla biologia, agli oggetti industriali e alla struttura interna della materia. Per Cragg il materiale non è una materia prima passiva: possiede una propria memoria, una propria resistenza e proprie possibilità di trasformazione. Nelle sue opere i contorni familiari di vasi, corpi o elementi architettonici possono trasformarsi in strutture astratte, quasi fluide.

Cragg ha un'idea importante: la scultura non è tenuta a imitare la realtà — è capace di creare una realtà nuova. È proprio in questo senso che la sua partecipazione alla mostra risulta fondamentale. Essa collega la materialità fisica della scultura all'idea di becoming — di trasformazione continua.

Che cosa ci insegna oggi l'arte pubblica

Jing’an è importante non solo come rassegna internazionale di scultura contemporanea. È anche un esempio di come la città utilizzi l'arte per creare nuovi modi di vivere insieme.

La mostra comprende sezioni giovanili, programmi educativi, concorsi fotografici per i cittadini, una fiera e laboratori. Un programma simile amplia la cerchia dei partecipanti: lo spettatore può non solo guardare, ma anche fotografare, discutere, creare proprie interpretazioni e tornare alle opere insieme ai figli o agli amici.

Sempre più spesso la mostra contemporanea non è un luogo in cui si conserva l'arte, ma un'infrastruttura di comunicazione. In questo senso l'arte pubblica aiuta a formare un sentimento di appartenenza alla città. Crea punti di riferimento, luoghi d'incontro e ricordi visivi condivisi.

Le ricerche sull'arte urbana e sul creative placemaking mostrano che i progetti artistici possono rafforzare l'identità locale, stimolare le interazioni sociali e attivare spazi che prima erano percepiti soltanto come luoghi di transito. Particolarmente significativa diventa la partecipazione degli stessi abitanti: il luogo acquista valore non solo grazie all'autorevolezza dell'artista, ma anche perché le persone si inseriscono nella sua vita.

Per Jing'an questo significa il passaggio da una singola mostra a una strategia culturale di lungo periodo. Il parco, la strada e la riva si uniscono in un unico ambiente artistico. L'arte non si isola dalla vita urbana, ma aiuta a rileggerla — a vedere il legame tra natura, infrastrutture, memoria del quartiere e futuro tecnologico.

Come guardare la mostra con attenzione

Per percepire la logica della «manifestazione spaziale», vale la pena percorrere la mostra non come un elenco di oggetti, ma come un itinerario.

Cominciate dal Parco delle Sculture di Jing'an nelle ore diurne. Fate attenzione alla scala delle opere, alla distanza tra esse e al modo in cui entrano in dialogo con gli alberi, i sentieri e l'architettura circostante. Poi proseguite verso la Nanjing West Road: qui si nota in modo particolare come l'oggetto artistico esista accanto alla città commerciale, al flusso del traffico e alla fretta umana.

Dopo il tramonto vale la pena tornare alle opere che utilizzano la luce, il riflesso e le tecnologie digitali. Confrontate le vostre impressioni: quale dettaglio è scomparso, quale è apparso, quale opera è diventata più intima e quale più architettonica?

È utile tenere un piccolo diario visivo e annotare tre cose:

• che cosa avete notato per primo;

• come è cambiata l'opera dopo alcuni minuti di osservazione;

• che cosa in essa è legato proprio a Shanghai e non potrebbe esistere ovunque.

Se un viaggio a Shanghai non è ancora in programma, il tema può essere approfondito online. Per familiarizzare con l'arte della luce e dello spazio sono adatti gli archivi della Tate e del Louisiana Channel, i materiali sullo Skulpturenpark Waldfrieden di Tony Cragg, nonché i progetti digitali dei musei d'arte contemporanea. Come libri e cataloghi vale la pena rivolgere l'attenzione alle pubblicazioni su Olafur Eliasson, sull'arte pubblica e sulla scultura contemporanea, in cui l'opera è considerata non isolatamente, ma in relazione all'architettura, al paesaggio e all'esperienza corporea dello spettatore.

Perché questa mostra resterà con noi

«La manifestazione spaziale» mostra che la scultura urbana può essere al tempo stesso internazionale e locale, tecnologica e sensuale, intellettuale e accessibile al passante casuale.

In questo progetto Shanghai non è uno sfondo, ma un coautore. Le sue strade, l'acqua, l'architettura verticale, la densità del traffico e la luce mutevole partecipano alla creazione di ogni esperienza dello spettatore. La stessa opera non si ripete mai in modo assoluto: la modificano l'ora, il tempo atmosferico, il percorso, l'umore e la presenza di altre persone.

In questo consiste il senso principale della mostra. L'arte non si limita a occupare lo spazio — aiuta lo spazio a manifestarsi. Grazie alla scultura il parco diventa più attento alla luce, la strada alla scala umana, e la città alla propria memoria e al proprio futuro.

Fino al 31 dicembre 2026 Jing’an invita a guardare Shanghai come a una composizione viva, dove le forme continuano a sorgere proprio davanti agli occhi. E forse, dopo una simile passeggiata, la città abituale non sembrerà mai più la stessa: in essa cominceranno a rivelarsi ritmi nascosti, linee inattese e luoghi che attendono non una spiegazione, ma uno sguardo attento.

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Fonti

  • Официальный пресс-релиз правительства района Цзинъань

  • Everything Immersive

  • Репортаж от 24 сентября 2026 года с открытием выставки.

  • 上海静安 официальный WeChat / медиа-отчёты

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