Nel mondo delle tecnologie profonde, gli investitori raramente staccano assegni per centinaia di milioni di dollari per la sola scienza. Essi pagano per una storia che hanno già avuto modo di ascoltare e in cui hanno creduto. È proprio così che la startup israeliana Quantum Art, operante in piena modalità stealth, è riuscita a chiudere un round di Serie A per oltre 140 milioni di dollari — inizialmente 100 milioni di dollari e successivamente altri 40 milioni di dollari in un round oversubscribed.
L'azienda è specializzata in calcoli quantistici a ioni intrappolati e, prima di iniziare a lavorare con Virgo PR, non aveva un sito web con una narrazione chiara, né una presenza mediatica, né esperti riconoscibili. In un settore dominato da IBM, IonQ e Quantinuum, questo significava possibilità quasi nulle di attirare l'attenzione degli investitori. Per competere per i capitali, non si trattava solo di farsi conoscere, ma di costruire un'infrastruttura di fiducia in 18 mesi.
Virgo PR ha rinunciato al solito schema di "un grande lancio e poi il silenzio". Invece, hanno creato un calendario di tappe successive: pubblicazioni di risultati scientifici, integrazione con Nvidia CUDA-Q, roadmap, partnership. Ogni annuncio rafforzava il precedente, creando una catena di prove del progresso tecnico. Contemporaneamente, i dirigenti hanno seguito corsi di media training e si sono posizionati come esperti nell'architettura multicore e nelle reali problematiche di ottimizzazione.
I risultati parlano da soli. Durante la campagna, l'azienda ha ottenuto oltre 100 menzioni su Forbes, The Wall Street Journal, Business Insider e pubblicazioni specializzate. È stata inclusa nell'elenco delle "Globes Most Promising Startups of 2026". Il volume totale dei fondi attratti durante il periodo di collaborazione ha raggiunto circa 164 milioni di dollari. Gli investitori sono stati Bedford Ridge Capital, Hudson Bay Capital e Poalim Equity.
Qui emerge un importante schema finanziario: nel deep-tech, le comunicazioni funzionano come infrastruttura pre-investimento. Mentre alcune startup spendono milioni in laboratori e aspettano il "momento ideale", altre costruiscono la propria reputazione in anticipo. Al momento del roadshow, gli investitori avevano già visto l'azienda su pubblicazioni autorevoli non una, ma molteplici volte. La storia non era nuova — era già diventata familiare e credibile.
Confrontate questo con l'approccio abituale: un unico comunicato stampa il giorno dell'annuncio e il silenzio successivo. Un tale ciclo viene rapidamente dimenticato, mentre i concorrenti riempiono il campo informativo. Al contrario, una campagna continuativa funziona come un interesse composto: ogni menzione rafforza la precedente e riduce il rischio per l'investitore. Nel calcolo quantistico, dove mancano ancora anni a un prodotto commerciale, è proprio questa visibilità accumulata che permette di chiudere round che altrimenti sarebbero rimasti solo sulla carta.
Per fondatori e investitori, la lezione è ovvia. Le PR nelle tecnologie profonde non sono una spesa per una "bella immagine", ma uno strumento per ridurre l'asimmetria informativa. Chi costruisce la narrazione in anticipo, ottiene accesso al capitale a condizioni migliori. Gli altri continuano a spiegare il proprio valore da zero già durante un incontro con il fondo.
In definitiva, il denaro va dove la storia suona già convincente.
