L'orologio universale dell'invecchiamento: la metilazione del DNA collega lo sviluppo e la durata della vita dei mammiferi

Modificato da: Svitlana Velhush

Ricercatori dell'UCLA e di un consorzio internazionale hanno creato modelli matematici che, in base al livello di metilazione del DNA, valutano con precisione l'età dei tessuti in 185 specie di mammiferi, dai topi alle balene. Questi «orologi pan-mammiferi» funzionano con elevata accuratezza (r > 0,96) e mostrano che la durata massima della vita di una specie è correlata al carattere delle marcature epigenetiche formatesi già durante lo sviluppo embrionale.

La scoperta è importante proprio ora: offre uno strumento per confrontare i processi di invecchiamento tra specie diverse e per verificare interventi su modelli in cui gli esperimenti diretti sull'uomo sono impossibili. Al tempo stesso, mette in dubbio la concezione dell'invecchiamento come accumulo casuale di danni: i dati indicano un programma evolutivamente conservato, legato allo sviluppo.

Già nel 2013 Steve Horvath propose i primi orologi epigenetici per l'uomo. Il nuovo lavoro si basa su una banca di oltre 15 mila campioni di tessuti di 348 specie, raccolti da quasi duecento scienziati. Negli articoli su Science e Nature Aging (2023) si dimostra che la metilazione in determinate regioni del DNA cambia in modo prevedibile con l'età in tutti i mammiferi, e che i profili legati alla durata massima della vita della specie differiscono da quelli che riflettono il rischio individuale di morte.

Il punto di forza dello studio è la scala e la riproducibilità: gli orologi prevedono l'età anche nelle specie longeve e correlano con il rischio di mortalità nell'uomo e nei topi. Il punto debole è che per ora non vi è prova che un intervento su queste marcature prolunghi realmente la vita nell'uomo; i dati sull'effetto della restrizione calorica o delle mutazioni nell'asse somatotropo sono preliminari e richiedono ulteriori verifiche. I ricercatori segnalano interessi brevettuali: Horvath e i colleghi sono legati alla Epigenetic Clock Development Foundation e hanno depositato domande di brevetto per la tecnologia dei microarray di metilazione.

Immaginate una carta in rilievo: nelle specie longeve la metilazione forma nitidi «picchi e valli», plasmati da lunghi periodi di sviluppo; in quelle a vita breve, un paesaggio piatto, dove le cellule attraversano rapidamente le fasi di maturazione. Questa analogia aiuta a capire perché gli orologi epigenetici colgano non solo l'età cronologica, ma anche le differenze evolutive nelle strategie di vita.

Il lavoro mostra che l'invecchiamento nei mammiferi è il proseguimento dei programmi di sviluppo, e non solo usura. Resta aperta la questione di quanto questi meccanismi conservati possano essere modulati senza perturbare altri processi, e quali cornici etiche saranno necessarie per tradurre tali scoperte nella pratica clinica.

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Fonti

  • UCLA researchers lead groundbreaking studies on mammalian aging and life span

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