Nei topi anziani le cellule staminali muscolari si scindono inaspettatamente in due gruppi disuguali: uno conserva la capacità di rigenerare efficacemente il tessuto, l'altro la perde quasi del tutto. La differenza tra i due si riduce al livello di un unico antiossidante: il glutatione.
Questa scoperta, pubblicata su Cell Metabolism, è stata fatta da un gruppo guidato da Thomas Rando presso il Centro di Medicina Rigenerativa della UCLA. I ricercatori hanno dimostrato che nei topi giovani la popolazione di cellule staminali è omogenea e ricca di glutatione. Con l'età compare una seconda sottopopolazione, impoverita di questa sostanza, che affronta male la riparazione del muscolo danneggiato.
Quando gli scienziati aumentavano artificialmente il livello di glutatione nelle «deboli» cellule vecchie, la loro capacità rigenerativa migliorava notevolmente. L'esperimento inverso — l'esaurimento del glutatione nelle cellule giovani — le trasformava in cellule funzionalmente vecchie. Il metabolismo del glutatione si configura dunque come uno degli interruttori chiave che determinano come la cellula si comporterà durante l'invecchiamento.
Il lavoro è stato finanziato dalla Glenn Foundation, dai National Institutes of Health statunitensi e dal Department of Veterans Affairs. I risultati sono stati ottenuti sui topi; non esistono ancora dati diretti su quanto efficacemente e in modo sicuro agirebbe un intervento analogo nell'uomo. Lo studio non pretende di offrire una soluzione universale al problema dell'invecchiamento, ma indica soltanto una specifica leva molecolare.
Immaginate la cellula come un artigiano che, per lavorare con precisione, ha bisogno di una scorta costante di una sostanza «antiruggine». Quando la scorta si esaurisce, l'artigiano continua a lavorare, ma lo fa più lentamente e con molti più errori. Il glutatione, in questo caso, non è una pillola magica, ma proprio quella risorsa la cui mancanza porta la cellula in una modalità meno efficiente.
La scoperta sottolinea che l'invecchiamento a livello dei tessuti è un processo disomogeneo: persino all'interno di una stessa popolazione cellulare coesistono «età» diverse. Ciò complica la ricerca di terapie universali, ma al tempo stesso apre la possibilità di un intervento mirato su specifiche sottopopolazioni.
In definitiva, il lavoro di Rando ricorda che il potenziale rigenerativo dell'organismo dipende non solo dal numero di cellule staminali, ma anche dal loro stato biochimico interno.

