I primi astronauti sauditi: come Mohammed bin Salman trasforma lo spazio in uno strumento di Vision 2030

Modificato da: Svitlana Velhush

I primi astronauti sauditi: come Mohammed bin Salman trasforma lo spazio in uno strumento di Vision 2030-1

Nella sala conferenze di Houston, il 18 settembre 2026, la rappresentante della Commissione spaziale saudita Mashal al-Shammari ha annunciato la data esatta del lancio della missione AX-2: maggio dell'anno successivo. Accanto a lei — il capo di Axiom Space Michael Suffredini, i rappresentanti della NASA e di SpaceX. Sullo schermo — i nomi di Rayana Barnawi, la prima donna saudita nello spazio, e di Ali al-Qarni.

Per il principe ereditario Mohammed bin Salman non è un semplice volo spaziale. È l'ennesimo passo in una strategia di lungo periodo, in cui lo spazio serve a dimostrare che l'Arabia Saudita è capace non solo di estrarre petrolio, ma anche di produrre scienza di livello mondiale. Negli ultimi dieci anni ha lanciato in modo coerente progetti ambiziosi — da NEOM a Vision 2030 — in cui ogni successo pubblico deve dimostrare una rottura con la vecchia immagine del regno.

Barnawi e al-Qarni hanno superato una selezione rigorosa e mesi di preparazione nei centri di NASA, JAXA e SpaceX. Condurranno 14 esperimenti in assenza di gravità, comprese sessioni educative per 12 migliaia di studenti sauditi. Non è una scelta casuale: entrambi hanno un background ingegneristico e scientifico, il che consente al regno di rivendicare fin da subito l'utilità applicativa della missione.

In pubblico MBS sottolinea la componente scientifica ed educativa. In realtà la missione assolve a più compiti contemporaneamente: attira i giovani verso le discipline STEM, rafforza i partenariati internazionali con gli Stati Uniti e le aziende private, e crea l'immagine di un paese moderno e aperto. Tutto ciò corrisponde pienamente al suo stile: progetti grandi e visibili, che risolvono al tempo stesso questioni interne ed esterne.

I limiti sono evidenti: l'Arabia Saudita non dispone ancora di una propria infrastruttura spaziale, perciò deve fare affidamento sui partner americani. In compenso, la volontà politica e i finanziamenti permettono di aggirare molte barriere burocratiche che frenano programmi analoghi in altri paesi.

Quando nell'anno 2023 Barnawi e al-Qarni volarono davvero, non fu soltanto un momento storico, ma la conferma che l'élite saudita è pronta a spendere risorse per simboli di progresso a lungo termine. Nell'anno 2026, annunciando una nuova data, il regno non fa che ripetere un espediente già collaudato: lo spazio come specchio in cui si vede quanto lontano sia arrivata la trasformazione del paese.

Proprio come a suo tempo Dubai trasformò i grattacieli in prova della propria nuova identità, Riad usa l'orbita per dimostrare che il futuro del regno non è più soltanto sottoterra.

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Fonti

  • السعودية للفضاء تعقد مؤتمرًا صحفيًا لإعلان موعد رحلة رائدي الفضاء السعوديين في مهمة AX-2

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