Nel nono inning, quando i «Miami Marlins» si preparavano già a festeggiare la vittoria, Corbin Carroll ha mandato la palla oltre la recinzione destra — e gli «Arizona Diamondbacks» hanno strappato la vittoria 8:7. Non si tratta solo di un altro comeback, ma del 45° della stagione per una squadra che si aggrappa tenacemente all'ultima posizione wild-card nella National League.
I «Diamondbacks» (80–71) sono a soli 2,5 partite dai «San Diego Padres» con 11 partite rimanenti. Una sconfitta in questa serie avrebbe potuto seppellire definitivamente le speranze di playoff, ma invece i fenici hanno dimostrato ancora una volta il loro carattere. Erano già sotto di tre punti due volte in serata, poi si sono ripresi e hanno ribaltato tutto negli ultimi due inning.
La chiave della vittoria non è solo nella battuta di Carroll. In precedenza, Jordan Lawlar con un fuoricampo all'ottavo inning aveva avvicinato la squadra, e Lars Nootbaar e altri hanno aggiunto le battute necessarie. I «Marlins», invece, che conducevano dopo il settimo 7:4, hanno perso la concentrazione: il loro closer Pete Fairbanks è uscito dal campo per un infortunio alla mano già dopo la prima battuta del nono.
Il momento psicologico è particolarmente importante qui. Carroll, dopo la pausa per l'All-Star Game, sta battendo solo .214, ma è proprio in questi momenti che si manifesta il vero valore di una stella. Una squadra che sa come riprendersi da situazioni disperate non ottiene solo punti in classifica, ma anche fiducia in sé stessa in vista delle settimane decisive.
L'analogia è semplice: è come un pugile che ha subito diversi colpi pesanti, ma continua a rimanere in piedi e aspetta il suo momento. Nel baseball, dove un singolo fuoricampo può cambiare tutto, una tale resilienza spesso decide il destino della stagione.
La vittoria contro gli sfavoriti «Marlins» non è solo un risultato, ma un segnale: gli «Arizona» non si sono ancora arresi e intendono lottare fino alla fine per un posto nei playoff.
