Nella piovosa Takahata, il 25 ottobre 2026, il giapponese Masatora Kawano e l'australiana Rebecca Henderson hanno scritto simultaneamente i loro nomi nella storia: lui ha stabilito il primo record mondiale maschile ufficiale sulla distanza della maratona di marcia — 2:55:14, lei ha migliorato quello femminile portandolo a 3:14:52.
Non si tratta solo di secondi veloci. Da gennaio 2026 World Athletics ha ufficialmente sostituito i 35 km con la maratona e la mezza maratona, azzerando le precedenti liste dei record e fissando un riferimento per gli uomini a 2:56:30. Kawano ha superato la soglia alla sua distanza di maratona d'esordio, superando di 14 secondi il proprio precedente riferimento, quello del connazionale Hayato Katsuki.
Henderson, australiana di 25 anni, all'esordio in maratona, ha ritagliato 19 secondi dal record dell'italiana Sofia Fiorini, stabilito appena due mesi fa ai campionati europei. Entrambi i risultati sono stati ottenuti sotto una pioggia battente su un percorso con lievi dislivelli — condizioni che di solito rallentano i marciatori.
Dietro i freddi numeri c'è l'adattamento dell'élite alla nuova realtà della disciplina. Kawano — due volte medagliato ai campionati mondiali sui 35 km ed ex primatista su questa distanza — ha dimostrato che l'esperienza sulle lunghe distanze si trasferisce alla maratona. Henderson, giunta nona sui 35 km a Tokyo-2025, ha mostrato che una distanza più lunga può rivelare meglio il suo potenziale.
Confrontiamo con la corsa: come la maratona richiede una tattica diversa rispetto ai 10 km, così anche qui — il risparmio delle energie, il lavoro sulla tecnica lungo 42 km e la solidità psicologica nel maltempo diventano decisivi. I record di Takahata, dove Kawano aveva già stabilito un primato sui 35 km nel 2024, sottolineano la continuità e l'evoluzione della disciplina.
Questi risultati fissano i riferimenti per la qualificazione ai campionati mondiali di Pechino-2027 e mostrano che il nuovo formato porta già spettacolo e tappe storiche. Il futuro della marcia ora si misura non solo in chilometri, ma anche nella capacità degli atleti di adattarsi alle mutevoli regole del gioco.


