Sul fondo del lago di Mezzano, nell'Italia centrale, gli archeologi hanno recuperato una terza spada di bronzo in mezzo secolo di ricerche. La lama, datata al XIII secolo a.C., ha conservato il filo dopo più di tre millenni sott'acqua. Il ritrovamento è avvenuto sulla sponda meridionale, in un settore finora quasi inesplorato, ed è accompagnato da vasi integri, un'ascia di bronzo e un rasoio.
Il lago si trova nel cratere di un vulcano spento, nella regione della Tuscia. Sotto la sua superficie giacciono i resti di un insediamento su palafitte, esistito all'incirca dal 1700 al 1150 anno a.C. L'insediamento cambiò più volte posizione a causa delle oscillazioni del livello dell'acqua, e i pali di legno sporgono ancora dal fondo argilloso. Nelle ultime campagne sono stati documentati qui più di seicento di questi sostegni — solo un terzo dell'area conosciuta.
La spada appartiene al tipo «lingua di presa» — una forma caratteristica del tardo bronzo dell'Italia centrale. La sua presenza insieme al rasoio indica un legame con persone di alto rango, forse l'élite guerriera. Associazioni simili sono già state riscontrate in altri siti di quel periodo. I ricercatori osservano che la concentrazione di armi e manufatti metallici induce a rivedere le precedenti ipotesi di perdite accidentali.
L'insediamento intratteneva scambi attivi con altre regioni della penisola appenninica e del Mediterraneo. Le tracce di fusione del bronzo tra i ritrovamenti indicano che la metallurgia poteva svilupparsi proprio qui. Le tre spade rinvenute a partire dagli anni 1970 e più di venticinque altri oggetti di bronzo formano una collezione insolita, la cui origine non è ancora del tutto spiegata.
I nuovi dati sulla profondità di giacitura degli artefatti e sulla loro omogeneità aiutano a capire come si sia formato lo strato subacqueo. Gli archeologi sottolineano che molte zone del fondo restano inesplorate e che le future campagne potrebbero portare nuove testimonianze sulla vita e sui rituali degli abitanti dell'insediamento palafitticolo.
Ogni recupero di questo genere dalle acque non è un semplice artefatto, ma un promemoria che anche gli oggetti più solidi conservano tracce di decisioni umane e di legami che sono sopravvissuti ai secoli.

