❓DOMANDA:
C'è questa idea secondo cui il linguaggio sia nato, tra l'altro, con l'emergere del bisogno di orientarsi tra cose immaginarie: idee, simboli, futuro, passato. Quando invece se ne è privi, come per esempio negli scimpanzé, ci si orienta solo tra le cose fisiche. Non credo che l'idea sia molto precisa, ci sono molti esempi di animali che percepiscono cose non fisiche. Ma se si considera il legame tra ambiente e comunicazione, quale sarebbe l'analogo dell'emergere di cose immaginarie nell'ambiente per lo sviluppo della telepatia?
❗️RISPOSTA di lee:
Non proprio. È piuttosto la via dell'ego che la via del linguaggio. E non nel senso di «immaginazione», ma nel senso di comunicare su ciò che qui non c'è. È proprio così che funziona la mente umana: si preoccupa di qualcosa da qualche parte non qui, trascurando la vita nel presente.
E il linguaggio come suoni verbali in lunghe frasi, invece di messaggi compressi e informativi (come nelle balene e nei delfini, per esempio), è anch'esso un segno di «mente confusa». La mente non riesce a esprimere nell'istante costruzioni multidimensionali, e perciò scompone i concetti complessi in parole monosillabiche.
Guardatevi intorno, percepite il luogo in cui vi trovate. E ora pensate a quante parole vi servirebbero per descriverlo.
Vi do un indizio: non basterebbe un anno per completare la descrizione a parole del vostro ambiente.
E un delfino può farlo sotto forma di un «fischio» di un secondo.
E la balena lo descrive direttamente in una prospettiva quadridimensionale (da una posizione fuori dal tempo).
Quindi la verbalizzazione è come un progresso dal livello pre-ego, ma non arriva ancora al livello della trasmissione telepatica multidimensionale che delfini e balene accompagnano ai loro suoni.
E se la telepatia iniziasse là dove finiscono le parole?
Autore: lee author
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Fonti
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