Nell'agosto del 2026 l'Ungheria ha preso una decisione che molti definiscono storica: dal 1 gennaio 2027 nei circhi del paese sarà completamente vietato l'uso di animali selvatici. Il ministro dell'Ambiente László Gajdos ha annunciato un'ampia lista di specie proibite, dagli elefanti e leoni a giraffe, ippopotami e rettili pericolosi. Non si tratta solo di un divieto di esibizione, ma di un divieto totale di acquisto, riproduzione, addestramento e esposizione di tali animali.
In precedenza, l'Ungheria era rimasta l'ultimo paese dell'Unione Europea con solo restrizioni parziali. Ora si unisce alla tendenza europea comune, dove sempre più stati rinunciano all'uso di specie selvatiche a scopo di intrattenimento. Secondo fonti ufficiali, il divieto copre circa due dozzine di gruppi di mammiferi, rapaci e alcuni rettili, inclusi gli ibridi fino alla quarta generazione. Gli animali domestici – cavalli, cani, pappagalli – rimangono consentiti.
Un dettaglio importante: gli esemplari già presenti nei circhi potranno vivere il resto della loro vita sul posto, ma non potranno essere riprodotti o portati in arena. Questo periodo transitorio consente di evitare bruschi sconvolgimenti per gli animali e per le stesse compagnie. I direttori dei principali circhi ungheresi, inclusi il Fővárosi Nagycirkusz e il Magyar Nemzeti Cirkusz, hanno sostenuto la decisione, sottolineando che essa è in linea con gli standard moderni di benessere animale e con le aspettative del pubblico.
Dietro questo passo non c'è solo l'etica, ma anche la comprensione delle conseguenze ecologiche. Gli animali selvatici in cattività spesso soffrono per lo spazio limitato, lo stress e le condizioni innaturali – da qui i rischi per la loro salute e il potenziale pericolo per gli esseri umani. Il divieto sottolinea: il circo può esistere anche senza lo sfruttamento della fauna, basandosi su arte, acrobazia e quegli animali che tollerano meglio tali condizioni.
La decisione dell'Ungheria mostra come sta cambiando il nostro rapporto con la natura vivente: da strumento di intrattenimento a oggetto di rispetto e protezione. Misure simili stanno gradualmente formando una nuova norma, dove il benessere delle specie diventa una priorità rispetto allo spettacolo.
Ogni divieto di questo tipo è un promemoria che la conservazione della biodiversità inizia con l'abbandono di pratiche obsolete nella vita quotidiana.

