La Corea del Sud rinvia per la quarta volta la tassa sulle criptovalute al 2029

Modificato da: Yuliya Shumai

In un mondo in cui le attività digitali attraversano i confini più in fretta di quanto le amministrazioni fiscali riescano a tenerne traccia, la Corea del Sud rinvia ancora una volta l'introduzione della tassa sui redditi da criptovalute. Il governo ha annunciato lo spostamento del termine al 2029 — è già il quarto rinvio da quando la legge è stata approvata nel 2020. Il motivo non è la riluttanza a riscuotere denaro, ma una semplice aritmetica: senza lo scambio automatico di dati con gli Stati Uniti, che inizierà solo nel 2029, gli investitori nazionali si troverebbero in una posizione svantaggiata rispetto a chi opera sulle piattaforme estere.

L'imposta del 22 per cento (compresa quella locale) doveva entrare in vigore da gennaio 2027 e riguardare i profitti superiori a 2,5 milioni di won all'anno. Ma la realtà si è rivelata più complessa: la volatilità del mercato, l'assenza di un quadro completo delle operazioni transfrontaliere e la necessità di sincronizzare le regole con la futura legge sulle attività digitali. Le autorità propongono di consentire il riporto delle perdite per tre anni — una misura già in vigore negli Stati Uniti e in Gran Bretagna che aiuta ad attenuare i colpi delle brusche oscillazioni dei prezzi.

Dietro ogni rinvio non c'è solo la preparazione tecnica, ma un conflitto di interessi più profondo. Da un lato, il desiderio di rimpinguare il bilancio e proteggere gli investitori al dettaglio dai rischi. Dall'altro, il timore che regole rigide spingano i capitali oltre confine e indeboliscano la posizione delle borse locali. Gli investitori, dal canto loro, ottengono un tempo supplementare per rivedere le proprie strategie: molti già oggi preferiscono diversificare i portafogli tra diverse giurisdizioni, tenendo conto di dove le tasse sono più miti o più trasparenti.

È interessante notare che i rinvii ripetuti minano la fiducia nell'idea stessa di regolamentazione. Se la legge cambia ogni due o tre anni, nelle persone si forma la sensazione che le regole non siano una base stabile, ma una costruzione mobile che si può spostare sotto la pressione del mercato. Alla fine, invece di un chiaro segnale «giocate secondo le regole», nasce l'abitudine di attendere il prossimo rinvio.

Per la persona comune non è solo una notizia da Seul. È un promemoria del fatto che nell'economia digitale le finanze personali dipendono sempre più da accordi globali a cui raramente pensiamo. Mentre alcuni paesi si affrettano a tassare le nuove attività, altri aspettano che i dati comincino a fluire automaticamente. In una corsa del genere non vince il regolatore più severo, ma chi saprà coniugare equità e competitività.

In definitiva, il rinvio al 2029 offre sia alle autorità sia agli investitori la possibilità di costruire un sistema più meditato — tenendo conto della volatilità, della tutela dei diritti e della reale possibilità di controllare le operazioni estere. La questione è solo se questo tempo sarà davvero utilizzato o se il problema verrà semplicemente rimandato ancora una volta.

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Fonti

  • South Korea to introduce taxes on digital assets in 2029

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