❓DOMANDA: Cosa è preferibile: una gioia vibrante ed esplosiva, di quelle che fanno traboccare le emozioni, oppure un senso di felicità moderato, stabile e calmo? Avevo letto un tempo che queste oscillazioni del pendolo sono sbagliate e che sarebbe meglio mantenere l'equilibrio. Tu cosa ne pensi?
❗️LA RISPOSTA di lee: Questa questione non riguarda ciò che è "meglio". Se una persona reagisce in modo irruento agli stimoli esterni, rimane confinata in un ciclo di dipendenza da ciò che sta fuori. È come la storia dell'asino e della carota. Che importanza ha l'intensità della reazione dell'asino se tanto non otterrà mai la carota, limitandosi a correre sempre più avanti?
In sintesi, non otterrete mai abbastanza dall'esterno per nutrire l'ego. E dopo ogni reazione entusiastica, se vi trovate in questo ciclo di polarità, vi attende un colpo di pari intensità proveniente dal basso. Un semplice esempio classico: la gioia di una nascita possiede la stessa carica emotiva del dolore a un funerale.
Tutt'altra questione è la "gioia che nasce dal Cuore", ovvero quando si accoglie il Flusso in modo diretto. Essa può esprimersi attraverso un fenomeno fisico o manifestarsi senza alcuna prova esterna. Si tratta di una ricezione immediata, priva della mediazione dell'ego, il quale non si limiterebbe a distorcere la sensazione, ma finirebbe probabilmente per sostituirla.
L'incarto al posto della caramella. La gioia per l'incarto può essere vivida, ma poiché al suo interno non c'è il dolce, tutto finirà per cambiare. Oppure prendiamo l'esempio del gioco: se vincere vi manda in estasi, con ogni probabilità una sconfitta vi farà sprofondare in una forte negatività. È qualcosa che, del resto, osserviamo regolarmente negli stadi tra i tifosi più accaniti.
Di conseguenza, il punto non è cercare l'equilibrio tra i due poli, perché ciò si ridurrebbe a una mera repressione delle emozioni finché non esplodono in rabbia o attacchi di panico. Il senso profondo sta nel lasciar fluire l'intero spettro di frequenze proprio ora, così come si presenta, percependo il mondo direttamente, senza giudizi o paragoni.


