Verso la fine di giugno 2026, Håkan Samuelsson, CEO di Volvo Cars, ha ufficialmente invitato i marchi automobilistici cinesi Geely, Zeekr e Lynk & Co a utilizzare le infrastrutture produttive di Volvo situate in Europa. Questa proposta strategica emerge in un contesto di crescenti ostacoli commerciali e di nuove regolamentazioni introdotte dall'Unione Europea, che richiedono ai produttori stranieri di localizzare la propria produzione per mantenere la competitività sul mercato continentale.
Attualmente, Volvo gestisce impianti di produzione in Svezia e in Belgio, oltre a portare avanti lo sviluppo di un nuovo sito industriale in Slovacchia. Secondo quanto affermato da Samuelsson, l'azienda dispone di capacità produttiva in eccesso che può essere prontamente impiegata senza dover affrontare i costi e i tempi necessari per la costruzione di nuove fabbriche da zero. Questo approccio permette ai partner cinesi di accelerare l'ingresso nel mercato europeo in modo più economico, aggirando i pesanti dazi sulle importazioni di veicoli elettrici che, in determinati casi, possono raggiungere la soglia del 45 percento.
L'attuale evoluzione non è frutto del caso. Già nel mese di marzo 2026, Volvo Cars era diventata l'importatore e distributore esclusivo per il marchio Lynk & Co nel territorio europeo. Ora, l'attenzione si sposta verso l'uso condiviso degli stabilimenti. Geely, che detiene la quota di maggioranza di Volvo, punta così a rafforzare la sinergia interna alla propria rete di brand, ottimizzando le risorse ed evitando spese superflue per la creazione di unità produttive indipendenti.
Per Volvo, questa iniziativa rappresenta una preziosa fonte di guadagno supplementare in un periodo in cui il marchio svedese deve far fronte a un calo delle vendite, pur continuando a sostenere ingenti investimenti per lo sviluppo di nuovi modelli. Parallelamente, i produttori cinesi, la cui presenza nel mercato europeo è passata dallo 0,5 percento del 2021 a quasi il 10 percento nella primavera del 2026, vedono in questa partnership l'opportunità di stabilizzarsi localmente prima dell'applicazione di norme ancora più restrittive previste dall'Industrial Accelerator Act.
Tuttavia, la reazione in Europa non è stata univocamente favorevole. Mentre alcuni esperti considerano questa collaborazione come una via fondamentale per preservare i posti di lavoro e massimizzare l'efficienza delle fabbriche esistenti, altri manifestano preoccupazione per una possibile dipendenza eccessiva dalle tecnologie e dalle catene di approvvigionamento cinesi. La questione centrale rimane quanto profonda sarà tale integrazione e quali specifici modelli automobilistici verranno effettivamente assemblati sulle linee di produzione svedesi e belghe.
In una prospettiva a lungo termine, una mossa di tale portata potrebbe alterare gli equilibri di potere nel mercato europeo dei veicoli elettrici, dove la concorrenza ha già raggiunto livelli estremamente elevati. Gli acquirenti europei potrebbero riscontrare vantaggi tangibili, come una scelta più ampia di modelli a prezzi più accessibili, supportati dalla garanzia di qualità derivante dalla produzione locale.
In conclusione, la decisione di condividere le capacità produttive di Volvo si profila come un esempio pratico di come i grandi gruppi automobilistici globali stiano rimodellando le proprie strategie per adattarsi a nuove regole del gioco, cercando di salvaguardare al contempo la propria competitività e l'occupazione nel settore.

