Il 18 luglio, in tutto il mondo, si celebra la Giornata Mondiale dell'Ascolto.
A prima vista, suona insolito. Siamo abituati a celebrare la musica.
L'arte. La creatività. Ma l'ascolto, separatamente?
E, forse, è proprio qui che si nasconde il significato principale di questa giornata.
Il mondo moderno è saturo di voci, musica, notifiche e un flusso infinito di informazioni. Sentiamo sempre di più. Ma ascoltiamo sempre veramente?
Una giornata nata dall'attenzione
La Giornata Mondiale dell'Ascolto è nata nel 2010 su iniziativa del World Listening Project.
La data del 18 luglio è stata scelta per celebrare il compleanno del compositore e ricercatore del suono canadese R. Murray Schafer, considerato il fondatore dell'ecologia acustica moderna.
Già alla fine degli anni '60, creò il World Soundscape Project, un'iniziativa di ricerca internazionale che studiava i paesaggi sonori delle città e della natura.
Schafer propose un'idea sorprendente. Il suono non è solo uno sfondo della nostra vita.
È la memoria viva di uno spazio. Registrava il rumore delle strade, le voci della natura, il respiro delle città e poneva una semplice domanda:
Come suona il mondo in cui viviamo?
Non solo la musica. Ma anche il vento. La foresta. L'oceano. La pioggia. La pausa tra due parole.
Ogni suono diventa parte della storia di un luogo. E ognuno può raccontare più di quanto sembri a prima vista.
Sentire non significa ancora ascoltare
Il sentire avviene da sé. I suoni raggiungono le nostre orecchie indipendentemente dal fatto che prestiamo loro attenzione. L'ascolto inizia dopo. Nel momento in cui una persona sceglie di essere presente.
Quando smette di aspettare il proprio turno per parlare. Quando cerca non di rispondere… ma di capire.
È proprio questa differenza che ha esplorato la compositrice americana Pauline Oliveros, che ha creato la pratica del Deep Listening,



