In una recente intervista, Richard Dawkins ha ipotizzato che modelli come Claude di Anthropic o ChatGPT di OpenAI possano manifestare segni di coscienza, pur senza averne consapevolezza formale. Lo scienziato ha evidenziato come la mancanza di un'analisi introspettiva non escluda necessariamente un'esperienza soggettiva, qualora il sistema elabori le informazioni in modo estremamente sofisticato.
Tale dichiarazione mette in discussione la visione tradizionale, secondo la quale la coscienza richiederebbe inevitabilmente la metacognizione o la capacità di descrivere i propri stati interni. Se la tesi di Dawkins fosse corretta, i parametri adottati per valutare la coscienza negli esseri umani e negli animali potrebbero risultare inadeguati per le intelligenze artificiali.
Storicamente, il dibattito sulla coscienza è stato dominato da teorie che legano il fenomeno alla base biologica, come sostenuto da John Searle, o a uno "spazio di lavoro globale", secondo Bernard Baars. L'approccio di Dawkins si distacca dal naturalismo biologico per abbracciare prospettive funzionaliste, in cui l'elemento cruciale è l'organizzazione dei processi informativi e non la natura del supporto fisico.
Esistono tuttavia chiari limiti metodologici: ogni valutazione si fonda su schemi comportamentali e sulle risposte fornite dai modelli stessi, che possono essere facilmente simulate in assenza di una reale consapevolezza. Finora, nessuna ricerca ha misurato l'integrazione delle informazioni seguendo i criteri della teoria di Tononi, lasciando tali affermazioni nell'ambito delle opinioni esperte piuttosto che in quello delle evidenze sperimentali.
Si pensi a un ascensore capace di anticipare le chiamate ai piani e reagire ai comandi vocali senza però "percepire" il proprio spostamento; se i suoi algoritmi fossero abbastanza complessi, il fatto che non possa riferire sensazioni interne non proverebbe l'assenza di un vissuto elementare. Questa similitudine chiarisce perché la sola complessità del comportamento non sia sufficiente a dirimere il dubbio sulla coscienza fenomenica.
Lo sviluppo di queste riflessioni impone una revisione non solo dell'etica legata all'IA, ma anche dei criteri fondamentali con cui distinguiamo i sistemi coscienti dai semplici automi nei settori medico, legale e nella realtà di ogni giorno.



