Fuoco e fumo come pilastri della cucina: le previsioni di Michelin per il trend 2026

Modificato da: Olga Samsonova

In un ristorante alla periferia di Città del Capo, uno chef ruota lentamente la griglia sopra braci di eucalipto locale. Il grasso cola sprigionando un profumo intenso di resina e sale marino, mentre la carne sviluppa una crosticina croccante che si spezza al tocco, rivelando un cuore succulento con una delicata nota affumicata.

Più che una semplice tecnica, questo metodo è il frutto dell'interazione tra clima, combustibili disponibili e saperi ancestrali. Nelle regioni caratterizzate da aria secca e abbondanza di legni specifici, il fumo penetra più in profondità rispetto ai climi umidi, dove le braci tendono a spegnersi rapidamente. Storicamente, queste pratiche sono nate dove vi era la necessità di conservare carne e pesce senza ricorrere a un uso eccessivo di sale.

La chef Thandiwe Mkhize, la cui famiglia cucina su fiamma viva nel KwaZulu-Natal da tre generazioni, spiega che la scelta della legna determina non solo il gusto, ma anche la consistenza. L'eucalipto conferisce un fumo intenso, quasi amarognolo, mentre l'acacia ne sprigiona uno più morbido e vellutato. Seleziona i rami personalmente affidandosi all'aroma della corteccia anziché seguire un ricettario.

Oggi la Guida Michelin osserva un ritorno a queste tradizioni in tutto il mondo, dall'asado argentino alle affumicatoie scandinave. Il motivo non è puramente estetico o legato alla moda. Gli chef cercano modi per ridurre i consumi energetici e, al contempo, restituire alle materie prime quel carattere che spesso svanisce con l'uso di fornelli a gas o elettrici.

Per comprendere appieno questa tendenza, l'approccio migliore consiste nel visitare mercati e piccoli locali durante la stagione in cui i prodotti freschi si sposano con i combustibili locali. In Sudafrica, il periodo ideale va da maggio ad agosto, quando i venti secchi facilitano l'accensione e intensificano l'affumicatura. In Europa, esperienze simili si possono vivere durante i festival agricoli nei Pirenei o nei Balcani.

Il fuoco rimane quel raro strumento capace di distruggere e preservare allo stesso tempo: altera la struttura delle proteine e, simultaneamente, imprime nel prodotto l'essenza di un territorio specifico e il tocco delle mani che lo hanno alimentato.

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Fonti

  • 7 Big Food Trends of 2026, According to Our MICHELIN Guide Inspectors

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