Dopo più di 160 anni di scavi a Troia, gli archeologi hanno finalmente scoperto ciò che mancava tanto tra mura, armi e tesori: un frammento di flauto d'osso risalente a circa 2800 anni fa. Il ritrovamento è avvenuto in uno strato del periodo arcaico, intorno all'VIII secolo a.C., ed è diventato il primo strumento musicale identificato in tutta la storia delle ricerche sull'antica città nell'attuale Turchia.
Gli scavi sono condotti da un team guidato dal professor Rüstem Aslan con il sostegno del Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia nell'ambito del progetto «Patrimonio per il futuro». Il ministro Mehmet Nuri Ersoy ha annunciato il ritrovamento, osservando che il flauto offre una prova archeologica diretta della cultura musicale di Troia. In precedenza, della musica in città si sapeva solo da testi antichi e da ritrovamenti in altre regioni dell'Anatolia, dove accompagnava rituali, assemblee pubbliche e vita quotidiana.
Il flauto si è conservato solo in parte: è sopravvissuta la testata, che si collegava al corpo dello strumento. Ciò consente ai ricercatori di studiare la costruzione e il possibile modo di suonarlo, sebbene il tipo esatto dello strumento non sia ancora stato determinato. Secondo gli archeologi, simili ritrovamenti sono rari perché i materiali organici si conservano male, e gli strumenti a fiato di quell'epoca erano spesso fatti di osso o di canna.
È interessante che il flauto sia datato all'incirca allo stesso periodo in cui, secondo molti studiosi, Omero compose l'«Iliade» e l'«Odissea». Gli strati di Troia mostrano che dopo l'età del bronzo la città attraversò periodi di abbandono, ma in epoca arcaica vi si stabilirono di nuovo delle persone, probabilmente greci. Il flauto appartiene proprio a questa nuova comunità e ricorda che anche in una città resa celebre da guerre ed epica risuonava la musica.
Accanto al flauto è stata trovata la testa di un'idolo antropomorfo risalente a circa 4500 anni fa, del periodo del primo bronzo di Troia II. I due ritrovamenti sono separati da quasi 1700 anni, ma insieme sottolineano la continuità della vita culturale in questo luogo. La musica, come le figurine rituali, faceva parte dell'esperienza umana che non scompare nemmeno sotto gli strati di terra.
Come dice un vecchio proverbio, «dove suona il flauto, lì è viva l'anima»: il ritrovamento a Troia mostra che dietro le mura leggendarie vivevano persone comuni, per le quali la melodia era non meno importante della difesa o del commercio. Lo strumento aggiunge un tocco vivo al quadro del mondo antico, dove la musica univa le generazioni e aiutava a esprimere gioia, dolore e fede.
Ora gli studiosi hanno un oggetto reale per studiare le tradizioni musicali di Troia, che completerà le immagini sui vasi e le menzioni nei testi.
