A settembre dell'anno 2026 i media cinesi sono tornati a discutere della notifica di febbraio della Banca Popolare Cinese e di altre sette autorità — il documento numero Yinfa No. 42. Esso estende il divieto alle criptovalute, compresi gli stablecoin ancorati allo yuan, e alla tokenizzazione di attività reali. A quanto pare, Pechino non intende cedere nemmeno la minima parte della propria sovranità finanziaria.
Il documento vieta espressamente l'emissione di stablecoin garantiti dallo yuan senza un'autorizzazione speciale. Il divieto non riguarda solo la Cina continentale, ma anche le filiali estere delle aziende cinesi. Agli istituti finanziari è stato imposto di non fornire servizi alle imprese cripto. A quanto sembra, i regolatori vedono negli stablecoin privati una minaccia diretta al controllo della circolazione monetaria e alla fuga di capitali.
Dietro questa posizione c'è una logica chiara: lo yuan digitale si sta già sviluppando come alternativa statale. Gli stablecoin privati, soprattutto quelli ancorati allo yuan, potrebbero minare il monopolio della banca centrale e complicare la lotta al riciclaggio di denaro. Al tempo stesso, Pechino continua a studiare la blockchain per i pagamenti transfrontalieri — ma rigorosamente sotto il proprio controllo.
Per la persona comune questo significa che gli investimenti in cripto-attività restano una zona ad alto rischio. Coloro che custodiscono i risparmi in stablecoin o intendono tokenizzare immobili si trovano ad affrontare incertezza giuridica e potenziali sanzioni. L'analogia è semplice: come l'acqua in un sistema chiuso di tubi, il denaro in Cina deve scorrere solo attraverso canali ufficiali.
Il mercato globale degli stablecoin, nel frattempo, cresce, e a Hong Kong sono già state rilasciate le prime licenze. Il contrasto con la Cina continentale diventa sempre più netto. I media cinesi sottolineano: il divieto non è una misura temporanea, ma una strategia a lungo termine per proteggere la stabilità finanziaria.
In definitiva, le notizie normative mostrano che Pechino sceglie il controllo sull'innovazione. Per chi costruisce le proprie finanze personali, questo è un segnale: le cripto-attività richiedono particolare cautela e la comprensione delle regole locali.
