La Banca Centrale della Thailandia ha deciso di non attendere che i progetti crypto privati prendano il sopravvento sul mercato, assumendo in prima persona l'iniziativa di creare una stablecoin con un rapporto di parità uno a uno rispetto al baht. Evidentemente, l'autorità di regolamentazione punta a mantenere il controllo sulla circolazione monetaria in un'epoca in cui gli asset digitali non sono più considerati un semplice passatempo di nicchia.
Il progetto prevede che l'emissione dei token sia affidata a società private, a condizione però che siano interamente garantiti da riserve in baht depositate su conti correnti dedicati presso banche autorizzate. Le consultazioni pubbliche sono previste per la fine del 2026, mentre il quadro normativo definitivo potrebbe entrare in vigore già all'inizio del 2027. In questo modo, la Thailandia adotta una linea prudente: non vietare il fenomeno, ma nemmeno lasciare che il mercato agisca senza una guida istituzionale.
Dietro questa mossa si cela un chiaro interesse statale: rafforzare la valuta nazionale nello spazio digitale. In un Paese dove il turismo e le rimesse degli emigrati rivestono un ruolo cruciale, una stablecoin potrebbe semplificare i pagamenti transfrontalieri e abbattere le commissioni. Al contempo, le riserve rimarrebbero sotto stretta sorveglianza, evitando di essere investite in cripto-asset volatili.
È interessante notare come, parallelamente, la Thailandia abbia inasprito le regole per i sistemi di pagamento cinesi Alipay e WeChat Pay. L'autorità di regolamentazione sembra voler trasmettere un messaggio preciso: apertura alle innovazioni, ma solo a quelle che non minano il monopolio del baht. Si tratta di un classico esempio in cui lo Stato sfrutta le nuove tecnologie per consolidare, anziché indebolire, il proprio controllo.
Per il cittadino comune, uno strumento del genere potrebbe rappresentare un modo più sicuro per conservare e trasferire denaro sia a livello nazionale che internazionale. Anziché mantenere i propri risparmi in valute volatili, sarà possibile utilizzare un equivalente digitale del baht con la stessa stabilità del contante o di un conto bancario. L'aspetto fondamentale sarà garantire che le riserve rimangano effettivamente intoccabili.
Proprio come l'acqua in un campo irrigato: se incanalata, nutre i raccolti, ma se lasciata scorrere liberamente rischia di erodere gli argini. La Thailandia sembra aver scelto la via dei canali controllati. Resta da vedere quanto questi saranno ampi e trasparenti per tutti gli attori del mercato.
In definitiva, la stablecoin del baht potrebbe rivelarsi un ulteriore strumento per aiutare le persone a gestire meglio le proprie finanze, rimanendo però all'interno del sistema monetario nazionale.


