Dal 1 novembre 2026 il Montenegro richiederà il visto ai cittadini di Cina, Russia, Bielorussia, Turchia e Arabia Saudita. La decisione, presa dal governo alla fine di luglio e sancita nel nuovo Regolamento sul regime dei visti, è direttamente legata al corso di Podgorica verso l'adesione all'Unione europea entro il 2028.
In precedenza i turisti cinesi potevano entrare con regole semplificate — in gruppi organizzati o con passaporti di servizio. Ora, per tutti tranne i titolari di permesso di soggiorno o di visti Schengen validi, è richiesta l'emissione preventiva di un visto montenegrino del costo di 35 euro. L'ambasciata cinese a Podgorica ha già avvertito i connazionali della necessità di preparare i documenti in anticipo.
Per il Montenegro, dove il turismo fornisce una quota significativa del PIL, la mossa appare rischiosa. L'anno scorso il paese è stato visitato da oltre 200 mila russi; il flusso cinese, sebbene inferiore, è cresciuto grazie alla comodità del visto-free. Le autorità ritengono tuttavia che l'armonizzazione della politica dei visti con l'UE sia più importante delle perdite a breve termine. Gli analisti osservano: senza risolvere le questioni dei visti, i negoziati per l'adesione all'Unione non andranno oltre.
Le conseguenze pratiche sono già tangibili. I viaggiatori dei paesi elencati ora pianificano i viaggi tramite i centri visti VFS Global o i consolati. Coloro che sono riusciti a entrare prima del 31 ottobre possono restare fino a 30 giorni. Contemporaneamente la Russia ha annunciato l'introduzione speculare dei visti per i montenegrini dal 30 dicembre.
In definitiva il Montenegro ottiene un aspetto più «europeo» sulla carta, ma perde una parte degli ospiti spontanei che prima arrivavano per una breve vacanza o per il «visa run». Se questo scambio sarà giustificato lo mostrerà la prossima stagione turistica.

