Il Consiglio dei ministri tedesco ha approvato il 23 settembre una tabella di marcia nazionale per l'abbandono graduale del carbone, del petrolio e del gas entro il 2045. È il primo caso in cui il Paese si pone direttamente l'obiettivo della «transizione dai» combustibili fossili, e non soltanto della neutralità carbonica.
Il documento sarà presentato più tardi nello stesso giorno all'Assemblea generale dell'ONU a New York. La Germania diventerà il terzo Paese, dopo la Francia e i Paesi Bassi, a pubblicare una simile roadmap nell'ambito degli sforzi internazionali.
Il piano prevede la crescita della quota delle fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica da circa il 55% fino ad almeno il 80% entro il 2030. Inoltre si prevede di aggiungere 12 GW di eolico onshore e di raggiungere 215 GW di potenza solare.
L'uscita dal carbone è confermata per il 2038, con la possibilità di un'accelerazione al 2035. Le emissioni di metano dovranno ridursi di 30% entro il 2030, in conformità con l'impegno globale del 2021.
L'accento è posto sull'elettrificazione: entro il 2035 le nuove autovetture dovranno essere per il 100% auto elettriche secondo le norme dell'UE, e le pompe di calore dovranno diventare il sistema di riscaldamento dominante. Gli impianti a gas potranno passare all'idrogeno verde.
All'interno del governo permangono divergenze. Una parte dei conservatori, tra cui la ministra dell'Economia Katharina Reiche, si batte per una maggiore flessibilità per i motori a combustione interna e i carburanti alternativi.
Le organizzazioni ambientaliste osservano che la roadmap in sostanza ripete misure già note e non aggiunge nuove ambizioni. Come influirà questo piano sui reali ritmi di riduzione delle emissioni nei prossimi anni?
Il ministro dell'Ambiente Carsten Schneider ha sottolineato che la guerra in Medio Oriente e la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili rendono la transizione ancora più urgente.


