La sera del 24 settembre 2026 Emmanuel Macron ha risposto per quasi 40 minuti alle domande dei giornalisti Guillaume Bouleau e Caroline Roux su TF1 e France 2. Il presidente, rientrato da New York dopo il discorso all'ONU, ha parlato del rincaro dei prezzi del carburante, della minaccia russa e dei conflitti internazionali che colpiscono direttamente il portafoglio dei francesi. L'audience è stata di 8,6 milioni di spettatori — quasi la metà dei telespettatori in quel momento.
A sette mesi dalle elezioni presidenziali del 2027, Macron ha evidentemente deciso di interrompere la recente riservatezza. L'ultima intervista congiunta di questo tipo su due canali l'aveva rilasciata nel giugno 2024, poco prima dello scioglimento dell'Assemblea Nazionale. Ora però ha spiegato lui stesso il motivo: «Il mio dovere è illuminare i francesi e far loro percepire la complessità della realtà che conosco».
Negli anni al potere Macron è ricorso più volte ai discorsi diretti proprio quando gli eventi internazionali cominciavano a influire sulla vita quotidiana. Durante la pandemia, la crisi energetica del 2022 e dopo l'inizio della guerra su larga scala in Ucraina è apparso regolarmente sugli schermi per collegare le minacce globali alle conseguenze interne. Gli oppositori hanno criticato questi interventi per l'eccessiva drammatizzazione, ma i dati mostrano che il tasso di approvazione del presidente spesso si stabilizzava dopo simili apparizioni televisive.
Ora i vincoli istituzionali sono particolarmente rigidi: Macron non può più ricandidarsi, la coalizione in parlamento è fragile e il bilancio per il 2027 richiede il sostegno dell'opposizione. L'intervista gli ha permesso al tempo stesso di difendere il ministro Sébastien Lecornu e il suo piano di risparmi da 54 miliardi di euro, di invitare alla «responsabilità» e di respingere la «demagogia» dei candidati alla presidenza. Al contempo ha ammesso un raro insuccesso: «Non ho convinto».
L'immagine pubblica del «presidente che spiega il mondo» contrasta con la prassi documentata: negli ultimi mesi Macron è stato effettivamente più riservato, limitandosi a incontri con i leader dei partiti e a brevi dichiarazioni. Il ritorno in prima serata sulle due principali reti appare non casuale, ma un passo calcolato — per ricordare che è proprio lui a restare la principale fonte di informazione sulla «reale complessità».
Ricorda la situazione in cui il capitano di una nave nella tempesta sale sul ponte non per continuare a governare, ma per spiegare all'equipaggio perché la rotta non può essere cambiata bruscamente. Gli spettatori vedono non tanto nuove decisioni, quanto la conferma di un vecchio ruolo: Macron si considera ancora colui che unisce il globale e il locale, anche quando i suoi poteri sono già limitati dal tempo.
In definitiva, l'intervista mostra non solo una reazione alla crisi dei prezzi della benzina, ma una radicata abitudine del presidente a usare i media come strumento per conservare influenza nel momento in cui il potere formale già svanisce.

