All'inizio di ottobre dell'anno 2026, ai campionati mondiali di apnea a Limassol, a Cipro, l'apneista ungherese Zsofia Törechcsik si è immersa a 108 metri nella disciplina free immersion — senza pinne, solo con l'aiuto della corda. L'immersione è durata quattro minuti, ed è tornata in superficie con la targhetta di profondità, che ha subito lanciato in alto nell'aria.
È un metro più in profondità del suo stesso record di 107 metri, stabilito in agosto durante una competizione in Croazia sull'isola di Lastovo. Il record attende ancora la ratifica ufficiale, ma è già riconosciuto nella comunità.
Törechcsik ha anche conquistato il titolo di campionessa assoluta tra le donne — per il secondo anno consecutivo. La sua principale rivale, l'ucraina Natalia Zharkova, questa volta si è fermata a 103 metri e ha preso l'argento.
La stagione dell'anno 2026 è stata intensa: il record in free immersion è cambiato cinque volte. Zharkova lo ha detenuto per poco più di due mesi in estate, prima che Törechcsik si riprendesse la leadership.
Il video della sua risalita e dei festeggiamenti si è rapidamente diffuso in rete — è stato mostrato persino sul The Washington Post. «La mia felicità oggi era alle stelle», ha detto l'atleta dopo l'immersione.
Che cosa spinge una persona a sfidare più e più volte il buio e la pressione a simili profondità? Per Törechcsik ogni tuffo di questo tipo è un passo verso la voce interiore che finalmente dice: «Sì, sei capace».
Il suo percorso è iniziato non molto tempo fa: in appena un paio d'anni è passata dal triathlon all'apnea e già colleziona titoli. Nell'anno 2025 ha stabilito diversi record nelle discipline dinamiche, e ora domina anche in quelle di profondità.
La rivalità con Zharkova aggiunge intrigo: le due atlete più forti alzano a turno l'asticella, spingendosi a vicenda a migliorare. Per il pubblico è uno spettacolo non solo di record, ma anche di quanto lontano possono arrivare il corpo e la mente umani sott'acqua.
Mentre il record attende la conferma, Törechcsik si sta già preparando a nuove gare. La sua storia dimostra che nell'apnea non esiste un traguardo finale — solo l'ennesima profondità ancora da conquistare.



