Puripol Bonson: il velocista thailandese che ha eguagliato il record asiatico e sta cambiando gli equilibri nello sprint asiatico

Modificato da: Svitlana Velhush

Sulla pista bagnata dello stadio di Nagoya, il velocista thailandese di 20 anni Puripol Bonson ha tagliato il traguardo in 19,88 secondi: esattamente lo stesso tempo stabilito nel 2019 dal primatista cinese Xie Zhenye. Non è soltanto una medaglia d’oro e una doppietta nei 100 e 200 metri ai Giochi asiatici-2026. È il momento in cui il Sud-est asiatico, per la prima volta dopo decenni, si è affermato alla pari delle tradizionali potenze asiatiche dello sprint.

Bonson aveva già vinto il giorno prima i 100 m con il record dei Giochi — 9,90. In semifinale dei 200 m ha migliorato il record dei Giochi portandolo a 20,10, e in finale, nonostante la pioggia e il vento contrario, ha aggiunto altri 0,22 secondi. Il cinese vicecampione Huang Yuwen è rimasto staccato di oltre mezzo secondo. Per la Thailandia è la prima vittoria nella distanza dei 200 m in 52 anni.

Dietro i freddi numeri c'è la storia di un atleta che nell'anno 2022, ai Giochi precedenti, si era ritirato per infortunio, e che ora è tornato e domina. Il suo approccio alla corsa — la visualizzazione degli ultimi 120 metri e la totale concentrazione sul finale — gli ha permesso di conservare le forze dopo una partenza potente. La solidità psicologica del giovane atleta, cresciuto in un paese dove lo sprint non è mai stato una priorità, è stata la chiave del successo.

Il contesto economico e culturale qui non è meno importante. Il successo di Bonson può attirare investimenti nell'atletica leggera thailandese, ispirare una nuova generazione e cambiare la percezione della regione nello sprint mondiale. Il prossimo passo è il campionato del mondo a Pechino nel 2027, dove ha già puntato a nuovi record.

L'analogia è semplice: come una forte raffica di vento può spostare la vela di un'intera flottiglia, così un solo atleta eccezionale è capace di ricostruire l'equilibrio di forze in un intero sport. Bonson non corre semplicemente più veloce — apre una porta dietro la quale lo sprint asiatico smette di essere il monopolio di alcuni paesi.

Le sue parole dopo il traguardo — «punterò a ori e record ancora maggiori, e saranno più veloci» — non suonano come spacconeria, ma come un piano lucido. A 20 anni ha tutto davanti a sé, e l'Asia non è più quella di prima.

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Fonti

  • X Post by World Athletics

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