Nell'ultimo giorno delle gare di tuffi alle Asiadi-2026 di Nagoya, Lian Junjie ha conquistato l'oro nei tuffi dalla piattaforma di dieci metri, regalando alla Cina il 100º oro storico in questa disciplina ai Giochi Asiatici.
Dal 1974, quando la Cina partecipò per la prima volta alle Asiadi, nessun altro paese è riuscito a interrompere questa serie. Per 14 Giochi consecutivi i tuffatori cinesi si aggiudicano tutti gli ori: questa volta tutti e dieci i titoli.
La vittoria di Lian Junjie non è stata solo l'ennesima medaglia, ma il simbolo di un lavoro sistematico: enormi investimenti nello sport giovanile, un approccio scientifico agli allenamenti e una cultura in cui una sconfitta nei tuffi è considerata quasi un fallimento nazionale.
Al tempo stesso, altre squadre asiatiche, tra cui giapponesi e coreani, mostrano progressi nel ciclismo su pista e nel nuoto, dove sono già stati battuti record asiatici. Questo ricorda che anche nello sport il monopolio non è eterno, se gli avversari investono nello sviluppo.
L'analogia è semplice: come negli scacchi una scuola può formare campioni per decenni mentre gli altri recuperano terreno, così nei tuffi la Cina ha creato un vivaio di talenti in cui ogni nuovo atleta prosegue la tradizione dei predecessori.
Questo anniversario sottolinea non solo la superiorità sportiva, ma anche come i programmi statali a lungo termine influenzino i risultati decenni più tardi.
In futuro questo dominio potrebbe incontrare sfide, se altri paesi rafforzeranno la preparazione dei giovani e le infrastrutture.



