Sulla pista di Pechino del 2026 tutto si è deciso in pochi secondi: Ye Xinyuan, 17 anni, dalla Cina è entrata per la prima volta nella storia del paese nella finale della Coppa del Mondo di parkour nella disciplina speed. Il sesto posto in finale non è solo un risultato, ma un segnale che il parkour cinese ha smesso di essere un passatempo marginale e ha iniziato a rivendicare un posto tra i leader mondiali.
Ye Xinyuan gareggiava già per la terza volta in una tappa di Coppa del Mondo. In qualificazione ha realizzato 46 secondi, in semifinale ha ceduto alla francese Lora Rua, ma sul tempo tra le sconfitte è risultata seconda ed è passata al turno successivo. Nella manche decisiva, al ritorno, c'è stato un intoppo nel ritmo, e i 44,08 secondi finali l'hanno lasciata al sesto posto. Ha vinto l'olandese Noja Man con 35,12. Per Ye non è stato solo un successo personale, ma la conferma che il lavoro sistematico con i giovani talenti in Cina inizia a dare frutti.
Il parkour in Cina è rimasto a lungo nell'ombra della ginnastica e del wushu. La federazione solo di recente ha iniziato a sviluppare la disciplina in modo mirato, attirando allenatori e creando infrastrutture. La presenza in finale proprio di un'atleta di Pechino non è un caso, ma il risultato di una selezione e di una preparazione pianificate. Ye Xinyuan stessa ammette: l'obiettivo del torneo era proprio l'accesso alla finale, e lo ha raggiunto, pur vedendo margini di miglioramento nella tecnica di base e nella preparazione fisica.
Parallelamente, nella stessa tappa, Fu Kaige, 17 anni, ha conquistato il bronzo nel freestyle maschile. Per lui era l'esordio in Coppa del Mondo, ed è entrato in finale con il punteggio più alto per difficoltà. Risultati come questi di due giovani atleti nella tappa di casa dimostrano che la Cina è capace di formare non solo esecutori, ma anche atleti pronti a competere con i leader europei e americani.
La finale di Pechino è anche una questione di psicologia. Per Ye Xinyuan, unica finalista asiatica, la pressione è stata enorme: in gioco non c'era solo la sua carriera personale, ma lo status di tutto il parkour cinese. Ha affrontato il compito di «semplicemente entrare in finale», il che di per sé cambia già le aspettative per le generazioni future.
Ora la federazione cinese deve affrontare il compito di non perdere il ritmo: rafforzare la base, invitare più allenatori internazionali e garantire gare regolari all'estero. Il successo di Ye Xinyuan e Fu Kaige non è un lampo isolato, ma l'inizio di una lunga strada sulla quale la Cina può diventare un attore serio in una disciplina in cui fino a poco tempo fa dominavano Europa e Stati Uniti.


