Alignment 10.10.10: la musica che ci sintonizza su un mondo nuovo

Autore: Inna Horoshkina One

Laraaji e Leon Kelly guidano una meditazione ed eseguono “Selah”

Oggi il mondo della musica apre uno spazio in cui il concerto smette di essere un'opera eseguita davanti all'ascoltatore. Diventa uno stato che nasce dentro ciascuno e al tempo stesso tra tutti.

10 ottobre 2026 a 18:00 nell'Arsenale di Venezia si inaugura la Biennale Musica. Primo evento del festival sarà la prima mondiale di Alignment — una nuova performance dal vivo del musicista americano Laraaji.

Il titolo si traduce come «allineamento», «accordatura», «messa in sintonia».

E la data stessa — 10.10 — è straordinariamente in sintonia con questo intento. Per chi la percepisce come simbolo di passaggio, il concerto diventa un bel riflesso di ciò che accade: il mondo nuovo non appare da qualche parte all'esterno. Si dischiude quando la nostra percezione si sintonizza sull'integrità già presente in ogni cosa.

Il concerto che si ascolta con tutto il corpo

Alignment è concepito non come un'esibizione tradizionale con palco, file di poltrone e una distanza prestabilita tra artista e pubblico.

È un bagno sonoro.

Agli ascoltatori si propone di stare in uno stato ricettivo: seduti o sdraiati a occhi chiusi, lasciando che la musica non solo raggiunga l'udito, ma attraversi il corpo.

Nel suono si uniranno:

  • cetra elettroacustica;
  • pianoforte a dita africano — la kalimba;
  • sintetizzatore a tastiera;
  • voce;
  • loop sonori naturali;
  • soffici texture percussive.

La musica nascerà attraverso l'improvvisazione — dalla presenza meditativa dell'esecutore e dalla sua interazione con lo spazio. Frammenti quieti e contemplativi potranno trasformarsi in momenti di crescente intensità, perciò Alignment non può essere ripetuto del tutto: esiste solo in quell'incontro che accade qui e ora.

Quando il suono smette di essere esterno

Di solito diciamo: la musica risuona e la persona l'ascolta.

Ma in Alignment questo confine diventa quasi indistinguibile. La vibrazione della corda genera un'onda. L'onda attraversa l'aria, lo spazio e il corpo dell'ascoltatore. Il sistema nervoso risponde al timbro, alla frequenza, alla pulsazione e al variare del volume. Il respiro può rallentare, l'attenzione può ampliarsi, e la percezione dei consueti confini del corpo può farsi più morbida.

La musica non è più percepita come un oggetto esterno. Diventa un'esperienza interiore.

La persona non si limita a udire la vibrazione — è essa stessa un corpo capace di vibrare insieme a essa.

Così nasce uno stato di sintonia: strumento, musicista, architettura e ascoltatori non esistono più come parti separate di ciò che accade. Formano un unico insieme sonoro temporaneo.

La voce, libera dal significato

Un posto particolare nella performance è occupato dalla voce di Laraaji. Egli utilizza vocalizzi e un linguaggio inventato — una sonorità non legata al vocabolario consueto e al senso letterale.

Quando le parole note scompaiono, la mente non ha più nulla a cui aggrapparsi. La voce smette di spiegare e comincia a trasmettere direttamente uno stato — attraverso l'altezza, il respiro, il timbro, le pause e il movimento del suono.

Questo ci riporta a una delle qualità più antiche della voce umana. Prima di diventare mezzo di trasmissione di concetti, essa era già vibrazione: pianto, richiamo, riso, tono prolungato, canto senza parole.

In una tale sonorità il senso non scompare. Passa a un altro livello — dalla descrizione verbale all'esperienza diretta.

La voce non racconta uno stato.
Essa crea uno spazio in cui questo stato può essere sentito.

Dalle strade di New York — alla Biennale di Venezia

Il percorso creativo di Laraaji è iniziato molto prima della prima mondiale di oggi. Dopo essersi formato in composizione classica e pianoforte, è giunto gradualmente all'improvvisazione libera e all'arpa modificata, il cui suono trasformava con effetti elettronici.

Negli anni 1970 suonava per le strade di New York. Durante una di queste esibizioni lo udì Brian Eno. Il loro incontro portò alla registrazione dell'album Ambient 3: Day of Radiance, entrato nella celebre serie di Eno Ambient.

Tuttavia Laraaji non ha limitato la sua creatività a un solo genere musicale. Egli unisce il suono alla meditazione, alla presenza corporea e alle pratiche del riso consapevole, considerando la musica non solo come opera d'arte, ma anche come modo di cambiare la qualità dell'attenzione.

Perciò Alignment prosegue il suo percorso pluriennale in modo del tutto naturale: qui la musica non riempie lo spazio — aiuta lo spazio, il corpo e la coscienza a entrare in una sonorità accordata.

Sintonia invece di sforzo

La parola stessa alignment propone un altro sguardo sulla trasformazione interiore.

Siamo abituati a pensare che per passare a un nuovo stato sia necessario compiere uno sforzo: superare se stessi, rinunciare a ciò che era prima, elevarsi da qualche parte o guadagnarsi l'accesso a una realtà diversa.

Ma lo strumento musicale non si costringe a suonare più alto. Lo si accorda.

Quando la corda raggiunge la giusta tensione, risponde naturalmente alla frequenza corrispondente. Se accanto risuona una nota consonante, tra loro nasce la risonanza.

In questa immagine il passaggio non è una fuga da un mondo verso un altro. È un cambiamento dell'accordatura della percezione. Il mondo resta uno, ma la persona comincia a sentire in esso più legami, a sentire più profondamente e ad agire non per resistenza, ma in sintonia con la propria natura interiore.

Se parliamo il linguaggio della Quinta dimensione, essa non si manifesta come un nuovo luogo in cui un giorno giungerà l'umanità. È un modo di presenza in cui si attenua l'esperienza della separazione e si rivela la sensazione dell'interconnessione di tutto ciò che vive.

La Quinta dimensione È — la questione è solo su quale frequenza è accordata la nostra percezione.

Il cielo appartiene a tutti

Dopo Alignment il programma proseguirà con la performance Heaven Is Ours / O Céu é nosso — «Il cielo appartiene a noi», creata con la partecipazione dei brasiliani baloeiros Zulu e Rafa sotto la curatela di Sissel Morell Dargis e Adriano Rosselli.

Persino la sequenza dei titoli suona simbolica:

Alignment — Sintonia.
Heaven Is Ours — Il cielo appartiene a noi.

Dapprima l'interiore e l'esteriore giungono in sintonia. Poi svanisce la sensazione che lo spazio della luce si trovi da qualche parte lontano e appartenga a qualcun altro.

Il cielo non diventa nostro in seguito a una conquista. È sempre stato parte dello spazio unico in cui viviamo, respiriamo, udiamo e creiamo.

Perché questo accade proprio oggi

Scientificamente la data 10.10.10 non determina le proprietà della musica e non conferisce al concerto un'obiettiva forza «portale». Ma il simbolo è capace di orientare l'attenzione — e l'attenzione cambia la qualità dell'esperienza.

Proprio per questo la coincidenza della data e del titolo della prima mondiale suona così bella.

10.10. Alignment. Sintonia.

Oggi a Venezia la musica propone non di osservare il passaggio, ma di diventarne partecipi: chiudere gli occhi, lasciare andare la consueta separazione tra esecutore e ascoltatore e scoprire che un unico campo sonoro esiste già.

Il passaggio comincia nel momento in cui smettiamo di cercare un nuovo mondo all'esterno e gli permettiamo di manifestarsi attraverso il nostro stesso stato.

Di che cosa ci ha ricordato oggi la musica?

Che la sintonia non cancella l'unicità.

Ogni strumento conserva il proprio timbro. Ogni voce suona irripetibile. Ogni corpo accoglie la musica a modo suo. Ma è proprio grazie alle differenze che nasce un'armonia piena di volume, irraggiungibile per una sola nota.

L'unità non è uniformità. È la capacità di molteplici forme di ascoltarsi a vicenda e di creare insieme una sonorità che prima non esisteva.

La musica non ci trasporta in una nuova dimensione. Essa cambia il modo della nostra presenza — e allora nel mondo familiare si dischiude una nuova profondità.

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