Ogni neonato riceve dai genitori una pagina quasi bianca: durante la fecondazione, i segni epigenetici accumulati nelle cellule dei genitori sotto l'effetto di stress, alimentazione e tossine vengono cancellati grazie a un meccanismo molecolare di riprogrammazione. Ciò consente a ogni generazione di iniziare la vita con un'impronta epigenetica ripulita, come un musicista che volta pagina sullo spartito preparandosi a una nuova melodia. Ma cosa succederebbe se potessimo replicare questo meccanismo naturale di ripristino negli adulti, quando l'epigenoma è danneggiato da una malattia? Gli scienziati ora stanno cercando di farlo, senza modificare la sequenza genica stessa, ma solo regolandone l'attività.
Si tratta dell'editing epigenomico, o editing epigenetico, una tecnologia per controllare i segni molecolari che si legano al DNA e regolano l'attività dei geni. Queste modificazioni chimiche, soprattutto la metilazione del DNA e l'acetilazione degli istoni, si accumulano sotto l'effetto di stress, alimentazione, infezioni e tossine, nel corso degli anni e dei decenni. Se il DNA è la musica sullo spartito, l'epigenoma è come le annotazioni del direttore d'orchestra che indicano dove suonare più forte, dove saltare una battuta e dove fare una pausa. A differenza del genoma, questi segni cambiano costantemente nel corso della vita in risposta all'ambiente e possono aumentare il rischio di infiammazione cronica, asma, malattie cardiovascolari e cancro.
Gli strumenti tradizionali di editing genetico, come CRISPR/Cas9, introducono modifiche permanenti direttamente nel cuore della sequenza del DNA. Queste modifiche sono irreversibili, vengono trasmesse alla generazione successiva e richiedono estrema cautela. La nuova tecnologia di editing epigenomico mira a correggere non i geni, ma il loro 'contesto', cioè i segni accumulati dall'ambiente e dalle malattie, lasciando intatto il DNA stesso.
L'azienda Tune Therapeutics è già andata oltre tutti gli altri nella sperimentazione di questo approccio. Il suo farmaco TUNE-401 è il primo editor epigenetico del suo genere per il trattamento dell'epatite B cronica. Il virus dell'epatite B infetta più di 240 milioni di persone in tutto il mondo, e l'attuale trattamento raramente porta a una guarigione funzionale: meno dell'uno per cento dei pazienti all'anno ottiene una completa eliminazione del virus. All'inizio del 2024 è iniziata la fase 1b/2a delle sperimentazioni cliniche. E nel giugno 2026, Tune Therapeutics ha presentato i primi dati che dimostrano la soppressione epigenetica dell'attività virale nel fegato dei pazienti. L'editor epigenomico silenzia i geni virali nelle cellule epatiche, senza toccare né il DNA cellulare del paziente né la struttura stessa del genoma virale.
Secondo Fyodor Urnov, uno dei massimi esperti di editing genetico e cofondatore di Tune Therapeutics, i fattori ambientali modificano davvero il funzionamento dei geni a livello dei segni epigenetici. Approcci simili vengono presi in considerazione per ridurre i livelli di colesterolo e trattare altre malattie cardiometaboliche: invece di bloccare una proteina o eliminare un gene, si può 'attenuare' delicatamente il gene responsabile della sua produzione a livello dei segni epigenetici. Questo apre la strada al trattamento di un'intera classe di malattie causate non da mutazioni o difetti genetici, ma dalle conseguenze a lungo termine dello stile di vita e dell'esposizione ambientale.
Tuttavia, è importante valutare con lucidità i limiti. Per ora i dati clinici sono limitati a un solo farmaco nelle fasi iniziali della sperimentazione. Gli effetti a lungo termine di tale intervento devono ancora essere studiati. A differenza dell'editing genomico classico, le modifiche all'epigenoma sembrano reversibili: questo riduce il rischio di danni irreversibili, ma allo stesso tempo richiede procedure ripetute o un trattamento continuo. Le ricerche non forniscono ancora un quadro completo dei possibili effetti collaterali sui geni vicini o su altri tessuti dell'organismo. Ci sono anche interrogativi sulla durata dell'effetto: i cambiamenti epigenetici persisteranno a lungo dopo la fine del trattamento?
La possibilità di cancellare le cicatrici biologiche del passato, cioè i danni epigenetici accumulati da malattie e stress, sembra promettente, ma richiede cautela e una verifica approfondita prima di un'applicazione diffusa. La tecnologia non elimina la necessità di uno stile di vita sano, di prevenzione e di rafforzamento del sistema immunitario. Piuttosto, aggiunge all'arsenale abituale della medicina un nuovo strumento per quei casi in cui i danni passati sono già stati causati.
In definitiva, il successo dell'editing epigenomico dipenderà non solo dalla precisione della tecnologia e dalla sua sicurezza, ma anche da una questione più profonda: quanto la società è disposta a investire nella prevenzione precoce e in interventi nella fase di pre-malattia, piuttosto che aspettare che la malattia si manifesti e richieda misure estreme di salvataggio?




