Gli scienziati scoprono come il cervello si riprogramma per il vero multitasking

Modificato da: Alex Khohlov

Gli scienziati scoprono come il cervello si riprogramma per il vero multitasking-1

I ricercatori del Georgetown University Medical Center hanno compiuto un passo avanti fondamentale nel comprendere come il cervello si ristrutturi fisicamente quando un'abilità passa dal controllo conscio al completo automatismo.

Attraverso un ampio studio basato sulla classificazione di immagini di automobili da parte di volontari, gli scienziati hanno dimostrato che il cervello non si limita a velocizzare l'esecuzione del compito. L'organo sposta fisicamente l'attività in un'area cerebrale completamente diversa, liberando risorse per un effettivo lavoro in parallelo. Questa scoperta smentisce il mito consolidato secondo cui gli esseri umani sarebbero capaci solo di passare rapidamente da un'attività all'altra senza gestirle simultaneamente.

Nel corso di un periodo compreso tra le cinque e le dieci settimane, i partecipanti hanno effettuato oltre 30.000 test di smistamento tramite un'applicazione mobile, imparando a distinguere le più sottili sfumature tra immagini simili. I ricercatori hanno monitorato l'attività cerebrale dei volontari tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI) ed elettroencefalografia (EEG) in due momenti distinti: all'inizio dello studio e al termine dell'addestramento.

È stato proprio questo approccio longitudinale a permettere di osservare come la pratica intensiva riorganizzi letteralmente l'architettura neurale del cervello, creando nuovi circuiti dove prima non esistevano.

Nelle fasi iniziali dell'apprendimento, il compito richiedeva un intenso sforzo da parte della corteccia prefrontale, l'area del cervello responsabile del processo decisionale consapevole, della pianificazione e del controllo volontario.

È emerso che questa zona funge da "collo di bottiglia", potendo focalizzarsi su un solo compito complesso alla volta. Per questo motivo, quando si impara a guidare, l'attenzione è interamente assorbita dall'azione. Tuttavia, dopo settimane di pratica assidua, si è verificato un cambiamento radicale: l'attività si è spostata completamente nella corteccia temporale, un'area specializzata nel riconoscimento degli oggetti e nella memoria a lungo termine. In questo modo, l'informazione può aggirare il blocco della corteccia prefrontale e confluire direttamente nelle zone deputate alla risposta rapida e automatica.

"L'esperienza modella il cervello per superare questo collo di bottiglia nel lobo frontale e aumentare l'automaticità", ha spiegato Maximilian Riesenhuber, autore senior dello studio, docente di neuroscienze al Georgetown Medical Center e condirettore del Centro di Neuroingegneria.

L'effetto è stato sorprendentemente chiaro: maggiore era lo spostamento del compito verso la corteccia temporale, migliore era la capacità dei partecipanti di gestire simultaneamente una seconda attività, fornendo una prova diretta del vero multitasking rispetto alla semplice alternanza dell'attenzione. La realtà del multitasking, a lungo oggetto di dibattito, ha finalmente trovato una conferma scientifica.

Lo studio spiega inoltre perché sia così difficile cambiare le abitudini consolidate. Un comportamento ben appreso si radica in circuiti neurali che operano quasi indipendentemente dal controllo conscio. Ecco perché, quando un vizio diventa totalmente automatico, la semplice volontà di cambiare non basta: l'azione abituale scatta senza coinvolgere la corteccia prefrontale, che normalmente garantisce la gestione della volontà. Questa scoperta scientifica ha risvolti pratici importanti, suggerendo che per modificare abitudini radicate servano approcci diversi dai semplici buoni propositi o dallo sforzo di volontà.

La scoperta getta luce anche su una differenza fondamentale tra il cervello umano e l'intelligenza artificiale moderna. Mentre le reti neurali possono riconoscere pattern ed elaborare dati, non sono in grado di trasferire le abilità apprese in nuovi contesti, poiché non imparano a ristrutturarsi in risposta all'esperienza.

Il cervello umano, al contrario, utilizza le conoscenze pregresse già automatizzate come base per sviluppare nuove competenze. Ciò consente alle persone di acquisire rapidamente nuove abilità poggiando su fondamenta già note. Tale distinzione fondamentale suggerisce una via cruciale per lo sviluppo di un'IA capace di apprendere realmente dall'esperienza, invece di limitarsi ad accumulare parametri.

Lo studio, intitolato "Extensive Experience Remodels Neural Task Circuitry to Escape the Frontal Bottleneck and Increase Automaticity of Categorization", è stato pubblicato sulla rivista Journal of Cognitive Neuroscience il 4 giugno 2026. Gli autori della ricerca sono Patrick Cox (primo autore), Clara Scholl, Marisa Lause, Nelson Hymes, Xiong Jiang e Maximilian Riesenhuber, tutti afferenti a Georgetown. Il finanziamento è stato erogato dalla National Science Foundation, dall'Army Research Laboratory e dalla fondazione ARCS.

I ricercatori stanno già pianificando la fase successiva: individuare i segnali neurali specifici che innescano il trasferimento di un'abilità da un'area cerebrale all'altra e determinare quali tipi di compiti siano effettivamente in grado di raggiungere un vero parallelismo.

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Fonti

  • Scientists Discover How the Brain Rewires Itself to Truly Multitask

  • Georgetown researchers show how brain rewires itself to enable true multitasking

  • True Brain Multitasking Is Possible

  • The brain can unlock true multitasking after intensive training

  • Brain Rewiring Enables Multitasking

  • Science reveals people are capable of multitasking

  • Scientists Discover the Brain Can Rewire Itself To Truly Multitask

  • Extensive Experience Remodels Neural Task Circuitry

  • Max Riesenhuber - Center for Neuroengineering

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