Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato lo svolgimento di elezioni generali anticipate il 29 novembre. La decisione è seguita al fallimento di due disegni di legge volti a contrastare la crisi abitativa.
Sánchez ha informato il re Felipe VI e ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri per sciogliere il parlamento. Inizialmente le elezioni erano previste per l'estate del 2027.
La questione abitativa è diventata uno dei temi più spinosi per gli spagnoli. Nelle grandi città e sulla costa sono aumentati bruscamente gli affitti e i prezzi delle abitazioni. Il malcontento pubblico si è intensificato dopo lo sgombero di Maricarmen Abascal, 87 anni, da un appartamento a Madrid: il suo affitto è balzato da 500 a 2650 euro.
Il governo ha proposto il divieto di sgombero per gli inquilini vulnerabili fino al 2030, l'aumento delle tasse sugli appartamenti turistici e limitazioni all'acquisto di abitazioni da parte dei fondi d'investimento. Entrambi i disegni di legge non hanno raggiunto la maggioranza necessaria al Congresso.
Contro si sono schierati il conservatore Partito Popolare, l'ultradestra di Vox e il partito catalano Junts per Catalunya. Quest'ultimo, nonostante i negoziati con il governo, ha rifiutato di sostenere le misure a tutela dei diritti degli inquilini.
Sánchez ha sottolineato che per risolvere i problemi sociali serve un sostegno progressista più ampio in parlamento. «Ora la parola spetta a voi», ha detto rivolgendosi al paese.
Le proteste contro la politica abitativa hanno coinvolto tutto il paese. Come influirà questa crisi sull'esito delle elezioni e riuscirà il nuovo parlamento a trovare un compromesso sulle questioni chiave?
Il governo di minoranza di Sánchez si regge da otto anni su fragili coalizioni con le forze di sinistra, regionali e separatiste. Il fallimento dei disegni di legge ha nuovamente dimostrato quanto sia difficile portare avanti l'agenda in tali condizioni.


