Novak Djokovic ha alzato di nuovo il trofeo del China Open, e questa volta la vittoria è arrivata non solo grazie alla maestria, ma anche grazie alla tenacia, quando il corpo ormai non sempre obbedisce. In finale contro Alex de Minaur il serbo ha vinto il primo set al tie-break, mentre nel secondo l'australiano si è ritirato per infortunio — risultato 7-6(3), 0-1. Per il campione 39enne questo è il 102º titolo in carriera e il settimo a Pechino, dove resta imbattuto da 34 partite consecutive.
Pechino per Djokovic è da tempo non solo un torneo, ma un luogo di ritorno a se stesso. Dopo una pausa di undici anni è tornato qui con lo status di veterano che conosce il valore di ogni movimento. Nei quarti di finale ha ceduto il primo set ad Alexander Zverev, ma ha ribaltato l'inerzia vincendo i due successivi. Simili ribaltamenti non parlano di casualità, ma della capacità di leggere il gioco e se stesso nei momenti in cui i giovani avversari contano sulla stanchezza dell'avversario.
La stagione 2026 è stata per Djokovic tutt'altro che semplice: problemi di salute e limiti fisici. Ciononostante l'ha conclusa con un titolo — già per la 21ª volta consecutiva. Non sono semplici statistiche, ma la prova che nel tennis l'esperienza e la psicologia spesso superano la potenza grezza. Come negli scacchi, dove il fiuto posizionale di un giocatore esperto batte l'aggressività del principiante.
La finale ne è stata una vivida illustrazione: de Minaur, arrivato all'incontro decisivo dopo il ritiro dell'avversario in semifinale, non ha potuto continuare. Djokovic, al contrario, ha mantenuto la concentrazione anche in un incontro incompleto. Momenti simili mostrano quanto sia importante saper aspettare la propria occasione e non perdere la concentrazione quando le circostanze prendono una piega diversa.
La vittoria a Pechino non è solo un trionfo personale. Ricorda che nel grande sport la carriera non finisce a 30 anni, se l'atleta conserva disciplina e motivazione. Per i tifosi è un segnale: l'età non è una condanna, e a volte è persino un vantaggio, quando alle spalle ci sono migliaia di partite e la capacità di trarre insegnamento dalle sconfitte.
Djokovic ha dimostrato ancora una volta che Pechino resta per lui un luogo felice, dove la realtà a volte cede al desiderio di alzare il trofeo. Davanti ci sono nuove sfide, ma questa serie di 34 vittorie è già entrata nella storia come esempio di come esperienza e carattere permettano di restare al vertice più a lungo di quanto ci si aspetti.


