Quest'autunno l'universo cinematografico DC compie un passo audace e senza compromessi verso la vera oscurità. Il film «Clayface» (noto anche come «L'uomo di argilla»), in uscita nelle sale alla fine di ottobre dell'anno 2026, non racconta semplicemente la storia dell'ennesimo supercattivo. È un body horror struggente e agghiacciante e un thriller psicologico che apre un nuovo capitolo del franchise sotto il cupo e promettente titolo «Dei e mostri».
Al centro della narrazione c'è una tragedia classica portata all'estremo. Il giovane e talentuoso attore Matt Hagen sognava gloria eterna e lo splendore dei riflettori, ma il destino crudele gli ha inflitto un colpo devastante, sfigurandogli il volto e distruggendo il fragile mondo dei suoi sogni. La disperazione lo spinge a un patto col diavolo: accetta un radicale esperimento scientifico che promette il miracolo della guarigione. Ma invece della salvezza, la scienza gli dona qualcos'altro: il risveglio di un orrore primordiale nascosto nella stessa struttura della sua carne.
Il regista James Watkins, noto per la sua maestria nel creare un'atmosfera agghiacciante, insieme allo sceneggiatore Mike Flanagan ha creato non una semplice attrazione da fumetto, ma una profonda e dolorosa indagine sulla perdita della propria identità. L'opera ha giustamente ottenuto il rating R, e gli autori non esitano a usare questa libertà per mostrare la trasformazione dell'eroe in tutta la sua spaventosa, viscida e fisiologica bellezza. Lo spettatore diventa testimone involontario di come l'anima umana affonda lentamente nell'abisso d'argilla, e il dolore per la perdita del proprio «io» rinasce in una sete di vendetta incontrollabile e divorante.
Tom Rhys Harries nel ruolo principale compie una vera impresa attoriale. Deve trasmettere tutta la gamma di emozioni di un uomo il cui corpo diventa la sua prigione e la cui mente si spezza sotto il peso di un dono mostruoso. Al suo fianco lavorano Naomi Ackie ed Eddie Marsan, i cui personaggi tentano disperatamente di aggrapparsi ai resti di umanità nel protagonista, anche quando i suoi contorni fisici iniziano a sciogliersi e a colare come cera liquefatta sotto la pioggia.
«Clayface» infrange deliberatamente gli schemi consolidati del cinema supereroistico. È un film su quanto sia sottile il confine tra vittima e mostro, tra il commovente desiderio di essere accettati e la volontà di distruggere tutto il mondo che ti ha respinto. È un poema viscido, cupo e affascinantemente bello sulla caduta, in cui ogni inquadratura è intrisa di una densa atmosfera di disperazione e orrore gotico.
Quando alla fine di ottobre si accenderanno le luci nelle sale cinematografiche, preparatevi a un viaggio nei più oscuri angoli della natura umana. «Clayface» non vi spaventerà soltanto. Vi farà riflettere sul fatto che a volte il mostro più spaventoso non nasce dalla malvagità innata, ma da un dolore insopportabile per un cuore spezzato e un sogno mutilato.

