Immaginate che la realtà quotidiana vada improvvisamente in tilt e che vi ritroviate a sprofondare letteralmente attraverso le pareti del nostro mondo. Aprendo gli occhi, vi rendete conto di essere intrappolati in un luogo senza confini, senza una fine né una logica apparente. È proprio questa immersione in un incubo viscerale e soffocante quella proposta dal nuovo film "The Backrooms", che si afferma come la principale trasposizione cinematografica del moderno folklore digitale.
Al centro della trama troviamo persone comuni che, scivolate fuori dalla quotidianità, si risvegliano in un labirinto infinito di uffici abbandonati. In questo luogo non esistono finestre né porte verso l'esterno, e la percezione del tempo svanisce completamente. I protagonisti sono circondati solo da un'identica, fastidiosa carta da parati giallo itterico, una vecchia moquette logora e l'insostenibile ronzio monotono delle lampade a fluorescenza che spinge alla follia. Girato in stile "found footage", il film trasmette allo spettatore la sensazione di trovarsi fisicamente in quello spazio inquietante, come se fosse lui stesso a impugnare la telecamera tremante.
Il regista rinuncia consapevolmente a espedienti scontati e prevedibili; per questo motivo, non troverete i classici mostri che saltano fuori all'improvviso accompagnati da una musica assordante. Il vero nemico e la fonte primaria di terrore diventano l'ambiente stesso, opprimente nella sua claustrofobia, nel silenzio assordante e nella solitudine assoluta. I personaggi vagano attraverso corridoi tutti uguali, dove ogni passo produce un'eco sorda e l'unica speranza di tornare a casa cede il passo a una follia crescente, alimentata dalla disperazione e dall'infinita ripetitività degli spazi.
La tensione della pellicola si basa esclusivamente sulla pressione psicologica, dove ogni minimo dettaglio incute timore: si pensi a un vecchio monitor ritrovato per caso con i video di chi è scomparso in precedenza, o al tremolio improvviso delle luci che sembra seguire il ritmo di un cuore accelerato. È un’opera perfetta per chi ama le atmosfere di ansia densa e vischiosa, e desidera lasciarsi sommergere insieme ai protagonisti in questo infinito dedalo giallo. Al contrario, dovrebbero evitarlo gli amanti degli inseguimenti mozzafiato, dell'azione pura e di chi cerca risposte semplici a domande complesse.



