La Cina costruisce una rete blockchain nazionale: l'economia digitale sotto il controllo dello Stato

Modificato da: Yuliya Shumai

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Mentre gli appassionati di cripto sognano un futuro decentralizzato senza intermediari, la Cina include ufficialmente la blockchain nell'elenco delle infrastrutture nazionali. Il 9 ottobre 2026 il Comitato Centrale del Partito Comunista e il Consiglio di Stato della RPC hanno pubblicato le «Opinioni sullo sviluppo delle nuove forze produttive di qualità» — un documento di 19 misure in cui si prescrive esplicitamente di creare una rete blockchain nazionale accanto a una rete di calcolo unificata del Paese.

Non si parla di criptovalute, ma di una piattaforma autorizzata e controllata dallo Stato per la verifica dei dati, il tracciamento delle catene di approvvigionamento e la digitalizzazione dell'industria. Il documento collega la blockchain alla rete BSN già operativa, avviata nel 2020 con la partecipazione di China Mobile e China UnionPay. Non esistono ancora scadenze, budget o dettagli tecnici — solo una direttiva politica.

Per l'economia questo significa un nuovo livello di fiducia nelle registrazioni digitali senza il rischio della volatilità dei token. Banche e imprese potranno scambiarsi dati verificati su contratti, imposte e crediti, mentre lo Stato otterrà uno strumento per regolare con maggiore precisione i flussi finanziari. A differenza delle blockchain pubbliche, qui tutti i nodi sono sotto controllo e l'anonimato è escluso.

L'interesse nascosto è evidente: in una situazione in cui i dati diventano un nuovo asset, la blockchain permette di monetizzarli e proteggerli sotto l'egida dello Stato. Parallelamente vengono introdotte regole sulla proprietà dei dati e progetti pilota per il loro commercio. Non è solo tecnologia — è un modo per trasformare l'informazione in una risorsa controllata che rafforza la posizione delle istituzioni finanziarie tradizionali.

Immaginate una normale fabbrica: invece di bolle di accompagnamento cartacee e dispute con i fornitori, tutte le fasi vengono registrate in un'unica catena, visibile ai regolatori. Un simile sistema riduce i costi e i rischi, ma allo stesso tempo rende ogni transazione trasparente per le autorità. Per il cittadino comune questo può significare servizi digitali più affidabili, ma anche una minore privacy negli affari finanziari.

L'approccio cinese dimostra che la blockchain non è necessariamente sinonimo di libertà. Può servire come strumento di efficienza centralizzata, dove lo Stato è garante e non avversario della tecnologia. Nel lungo periodo questo cambia l'idea di chi possiede l'economia digitale e di come in essa si distribuisce la fiducia nel denaro.

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Fonti

  • China Unveils Plan For National Blockchain To Promote Digital Economy

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