La Cina costruisce una rete blockchain entro il 2030: denaro sotto il controllo dello Stato

Modificato da: Yuliya Shumai

La Cina vieta ufficialmente il commercio di criptovalute, ma allo stesso tempo accelera la creazione di una rete blockchain nazionale, che prevede di completare in gran parte entro il 2030. In questo paradosso sta la chiave per capire come Pechino vede il futuro del denaro: non come un attivo decentralizzato per la speculazione, ma come uno strumento di registrazione precisa e di controllo sui flussi di dati e di valore nell'economia reale.

Il piano, reso pubblico il 23 ottobre dalla Commissione centrale per gli affari del cyberspazio, rientra nel quindicesimo piano quinquennale per l'informatizzazione. Esso prevede una rete dorsale centrale, nodi regionali interconnessi e servizi distribuiti di identità digitale. Qui la blockchain non si presenta come un'alternativa alle banche, ma come uno strato di fiducia tra di esse: una base di registrazioni comune e non falsificabile per lo scambio di dati tra organizzazioni.

Le priorità regionali sono già stabilite. Nel delta dello Yangtze l'accento è sul commercio e sulla finanza, nella regione Pechino-Tientsin-Hebei sulla logistica intelligente e sugli aeroporti, nella Grande Baia sui flussi transfrontalieri e sui servizi pubblici, mentre a Chengdu-Chongqing sull'industria, sull'agricoltura e sul commercio. In questo modo lo Stato lega la tecnologia a settori specifici, dove essa può accelerare i calcoli, ridurre i costi e aumentare la trasparenza senza il rischio di speculazioni anonime.

Dietro tutto questo c'è un calcolo economico preciso. In un mondo in cui i dati diventano una nuova forma di capitale, la blockchain consente allo Stato di raccogliere, verificare e utilizzare le informazioni sulle transazioni, sulle forniture e sull'identità di cittadini e imprese. Ciò rafforza il controllo sui flussi monetari, agevola l'amministrazione fiscale e riduce i rischi di frode, il tutto all'interno di un unico sistema centralizzato. Al tempo stesso, il divieto sulle criptovalute resta in vigore: i token speculativi non si inseriscono in un modello in cui il denaro deve servire la produzione reale, non gli interessi privati.

Per la persona comune questo significa che la finanza digitale del futuro in Cina sarà ancora più strettamente legata alle piattaforme statali. Al posto dei portafogli anonimi, un'identificazione distribuita; al posto delle monete volatili, registrazioni verificate di proprietà e obblighi. L'analogia è semplice: se il denaro tradizionale è un fiume che può essere sbarrato da dighe, allora la blockchain qui diventa un sistema di chiuse, in cui ogni movimento viene registrato e indirizzato lungo un corso prestabilito.

Su scala globale, un simile approccio rafforza la posizione della Cina nella competizione per l'infrastruttura digitale. Altri paesi possono copiare il modello o, al contrario, rafforzare alternative decentralizzate. In ogni caso, il 2030 diventa non solo una tappa tecnica, ma il momento in cui lo Stato dichiara apertamente: la tecnologia del registro distribuito lavorerà secondo le sue regole.

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Fonti

  • Crypto News Today

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