Le banche di 21 paesi lanciano una stablecoin: la finanza tradizionale prende il controllo del denaro digitale

Modificato da: Yuliya Shumai

Quando le più grandi banche del mondo, che per anni hanno considerato le stablecoin una minaccia per i depositi, decidono improvvisamente di emettere una propria valuta digitale, non è più solo una notizia: è un punto di svolta nel rapporto tra finanza tradizionale e mercato crypto.

Il 1 settembre 2026, 21 istituzioni finanziarie dal Nord America, Europa, Asia, Medio Oriente e Africa hanno annunciato la creazione di una joint venture. Tra i partecipanti ci sono Goldman Sachs, Citi, Bank of America, UBS, Deutsche Bank, Santander, BBVA e Fidelity. La nuova struttura prevede di emettere una stablecoin ancorata al dollaro nella prima metà del 2027, per poi espandere la gamma ad altre valute del G7, in particolare l'euro. Il progetto sarà conforme alla legge statunitense GENIUS Act e alla normativa europea MiCA.

L'iniziativa è nata dall'ottobre del 2025, quando dieci banche stavano solo valutando la possibilità di emettere una valuta digitale garantita su blockchain pubbliche. Ora i partecipanti sono il doppio e gli obiettivi sono più concreti: pagamenti all'ingrosso e al dettaglio, regolamenti con asset digitali, trasferimenti transfrontalieri. Le banche promettono una gestione del rischio e della liquidità di "livello bancario", che spesso manca agli emittenti nativi crypto come Circle o Tether.

Parallelamente, cresce l'interesse degli investitori istituzionali per gli ETF. Lo stesso giorno, i fondi BlackRock su Bitcoin, Ether e XRP hanno attirato 310 milioni di dollari di afflussi netti. Questo dimostra che i grandi attori non stanno solo osservando: stanno investendo attivamente nell'infrastruttura degli asset digitali, ma preferiscono strumenti regolamentati.

Per la persona comune o per le piccole imprese, ciò potrebbe significare trasferimenti internazionali più economici e veloci, senza intermediari come le tradizionali commissioni bancarie. Invece di tenere il denaro su conti a basso interesse, i clienti avranno accesso ad asset digitali stabili, garantiti da riserve e sotto la supervisione delle autorità di regolamentazione. Tuttavia, sorge la domanda: chi controllerà in definitiva queste riserve e i dati delle transazioni?

La storia insegna: quando le istituzioni tradizionali adottano una nuova tecnologia, raramente la lasciano nella forma in cui è nata. Una stablecoin del consorzio bancario non è solo un altro token. È un tentativo di riconquistare parte del flusso di valore che prima bypassava il sistema bancario. Nel lungo termine, uno strumento del genere potrebbe diventare un ponte tra il mondo fiat e la blockchain, ma rafforzerebbe anche la posizione di chi già domina la finanza.

In definitiva, la scelta su come conservare e spostare il denaro resta a ciascuno di noi, ma ora avverrà attraverso un intreccio sempre più stretto tra vecchi e nuovi attori.

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Fonti

  • Goldman, Citi y UBS se suman a la iniciativa de 21 entidades para lanzar una stablecoin en dólares para 2027

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