L'apertura del Grand Hyatt The Red Sea sull'isola di Shura il 31 ottobre 2026 ha rappresentato un ulteriore passo di Red Sea Global nello sviluppo del vasto progetto sulla costa nord-occidentale dell'Arabia Saudita. Il resort con 430 camere, suite e ville, oltre a più di 2400 metri quadrati di spazi per eventi, tra cui una sala da ballo di 1390 metri quadrati, si posiziona come la più grande sede per conferenze e cerimonie nell'ambito della destinazione The Red Sea.
Il progetto si inserisce nella strategia Vision 2030, in cui il turismo è chiamato a diversificare un'economia dipendente dal petrolio. Shura Island, collegata alla terraferma e all'aeroporto, accoglie già gli ospiti in 12 hotel di lusso. Il nuovo Hyatt completa l'infrastruttura della marina con 159 ormeggi per yacht fino a 125 metri, la zona commerciale e il campo da golf Shura Links, rafforzando l'attrattiva per il segmento MICE e per le vacanze in famiglia.
Red Sea Global sottolinea l'approccio rigenerativo: l'edilizia a bassa densità secondo il piano Coral Bloom preserva il paesaggio, le mangrovie e la biodiversità, mentre l'energia proviene da pannelli solari. Tuttavia, la costruzione su vasta scala su una costa precedentemente poco popolata solleva la questione del reale equilibrio tra crescita economica e conservazione dell'ambiente naturale, in condizioni di riscaldamento globale e di crescente domanda di destinazioni esclusive.
La citazione del CEO John Pagano indica l'obiettivo: attrarre sia i viaggiatori leisure sia quelli business, rafforzando lo status del regno come hub per eventi internazionali. Nove ristoranti, la spa Ethereal, il Camp Hyatt e le aree per adolescenti completano l'offerta, orientata a pubblici diversi.
Nel contesto del turismo mondiale, dove l'overtourism minaccia molte mete popolari, l'esperimento saudita sul Mar Rosso appare come un tentativo di creare un'alternativa premium e controllata. Il successo dipenderà da quanto le promesse rigenerative si tradurranno in pratica, anziché restare uno slogan di marketing.


