Il Codice del Kali Yuga: perché gli antichi miti sull'immortalità tornano nel cinema contemporaneo

Autore: lee author

Il Codice del Kali Yuga: perché gli antichi miti sull'immortalità tornano nel cinema contemporaneo-1
Shiva

DOMANDA:

Il Codice del Kali Yuga: perché gli antichi miti sull'immortalità tornano nel cinema contemporaneo-1
L'immortale Ashvatthama

Recentemente è circolata online l'idea che Vishnu abbia concesso l'immortalità ai Pandava dopo la loro vittoria e che essi vivano ancora oggi. È davvero così?

RISPOSTA di lee:

Si tratta di una "interpretazione superficiale" del tema legato alla "liberazione dai vincoli del dharma e dalle reincarnazioni". Nella nostra prospettiva, queste figure hanno compiuto un'ascesa, innalzando le proprie frequenze fino a un livello non fisico. Di conseguenza, la loro esistenza nel mondo materiale come individui distinti, ovvero i fratelli Pandava, non avrebbe più alcun senso. Inoltre, l'epica contiene il diciassettesimo capitolo del "Libro della Grande Partenza", in cui si narrano le "storie esemplari" della morte di tutti i fratelli lungo il cammino verso la "vetta degli dei". Questo testo ha un obiettivo preciso: funge da introduzione alla tematica dell'inizio dell'era del Kali Yuga.

Il punto cruciale è che la storia dei Pandava nell'epica funge da guida attraverso il Kali Yuga fino ai giorni nostri. Il finale rappresenta la proclamazione dell'inizio di un processo, l'avvio di un cammino. L'immortalità degli eroi non risiede nella loro sopravvivenza fisica, bensì nelle loro figure archetipiche che continuano a permeare l'era attuale.

Tuttavia, tra loro figurava un immortale, che ottenne tale condizione non per grazia di Vishnu ma per volontà di Shiva: Ashwatthama. Krishna trasformò poi la sua immortalità in una maledizione eterna, condannandolo a un vagabondaggio senza fine. Recentemente è uscito in India un film su questo argomento, concepito come una produzione colossale, sebbene il risultato finale sia stato... Ma anche questo personaggio non è diventato eterno, essendo destinato all'immortalità solo fino alla conclusione del Kali Yuga. In sostanza, è proprio su questo punto che si è concentrato il cinema indiano, attingendo al proprio complesso sistema di interpretazione di questa era.

Per quanto riguarda Ashwatthama, il sottotesto suggerisce che non si tratti di un essere umano, proprio come quel "Shiva" non rappresenta affatto la divinità suprema nel suo senso autentico.

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Fonti

  • Сайт автора lee

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