Un legal thriller che vi spingerà a mettere in discussione ogni cosa, compreso il vostro stesso intuito.
Vi è mai capitato di guardare una serie e capire fin dal primo minuto che qualcuno sta mentendo, senza però riuscire a individuare chi? Un'opera in cui ogni "sono innocente" risuona come una confessione e ogni silenzio grida più forte di qualsiasi parola?
Benvenuti in "Presunto innocente".
O di cosa parla questa storia? (E perché dovreste stare lontani dagli spoiler)
Chicago. Procura distrettuale. Viene uccisa la collega Carolyn Polhemus: una donna brillante, ambiziosa e pericolosa. Le indagini vengono affidate al suo ex amante, il vice procuratore capo Rusty Sabich, interpretato da Jake Gyllenhaal.
Ed ecco il paradosso: più Rusty scava a fondo nel caso, più le prove sembrano puntare dritto verso di lui.
I testimoni si contraddicono. Le prove spariscono nel nulla. I ricordi si fanno sbiaditi. E lo spettatore — voi — finisce nella medesima trappola del protagonista: vorreste credere alla sua innocenza, ma i fatti suggeriscono tutt'altro.
In tribunale, la verità non è ciò che è accaduto davvero. È ciò a cui la giuria deciderà di credere.
Perché questa serie conquista dal primo istante
Un intrigo che non lascia scampo
Gli autori non hanno fretta di svelare le proprie carte. I primi episodi procedono con una studiata lentezza: ci immergono nella vita privata dei Sabich, nei palazzi del potere e nelle ombre del passato. Non si tratta di un difetto, bensì di una precisa scelta strategica. Quando però si entra nel vivo del processo, la tensione sale a tal punto da far mancare il fiato a ogni nuova deposizione.
Jake Gyllenhaal in un ruolo fatto di nervi, non di muscoli
Dimenticate l'eroe d'azione. Qui Gyllenhaal recita con il volto, con lo sguardo e con i silenzi. Il suo Rusty è un uomo sul baratro: non urla contro l'ingiustizia, ma si accartoccia su se stesso, trasmettendo allo spettatore un brivido interiore costante. Non state solo osservando lo svolgersi dei fatti, ma li state vivendo insieme al protagonista.
Il tribunale come teatro, dove la verità è solo una comparsa
I registi Greg Yaitanes e Anne Sewitsky trasformano l'aula di tribunale nel ring di un duello psicologico. Ogni battuta dell'avvocato è una mossa in una partita a scacchi. Ogni gesto di un giurato è un potenziale colpo di scena. La serie non si limita a raccontare una storia, ma mette in scena la natura stessa del dubbio.
Il dramma familiare: uno sfondo che si fa complice
La moglie di Rusty, Barbara (Ruth Negga), i loro figli, i colleghi e le vecchie fiamme: ognuno di questi personaggi meriterebbe un approfondimento dedicato. In questo contesto, però, sono tutti avvolti in un unico groviglio dove la vita privata si fonde con quella professionale e l'amore si intreccia al tradimento.
Tre ragioni per cui non riuscirete a staccare gli occhi dallo schermo
- Diventerete degli investigatori. Dopo ogni puntata sentirete il bisogno di stilare una lista di sospettati, analizzare gli alibi e rivedere le scene chiave. La serie non offre soluzioni preconfezionate, ma vi fornisce gli strumenti per riflettere.
- Osserverete il sistema giudiziario mentre si inceppa. "Presunto innocente" non è un semplice poliziesco. È un'indagine su come legge, politica e fragilità umane interagiscano nei momenti di crisi. Chi detiene davvero le redini della giustizia? Ed è possibile restare obiettivi quando in gioco c'è la propria libertà?
- Un finale che non chiude, ma apre nuove prospettive. Niente spoiler. Sappiate solo che l'epilogo non mette un punto. Pone una domanda. E quell'interrogativo vi accompagnerà per molto tempo anche dopo i titoli di coda.
A chi è rivolta questa serie?
Per chi ama serie come "True Detective", "The Morning Show" o "Big Little Lies", ovvero drammi intellettuali dove la trama serve i personaggi e non viceversa. Per gli appassionati dei processi giudiziari, qui raccontati senza filtri e tra mille compromessi morali. Per chi sa apprezzare il talento attoriale: oltre a Gyllenhaal, brillano Peter Sarsgaard, Bill Camp ed Elizabeth Marvel. Per quegli spettatori che non temono un inizio pacato in vista di un finale potente.
Curiosità per approfondire la visione
La base letteraria. La serie si basa sul romanzo di Scott Turow del 1987, già adattato per il grande schermo nel 1990 con Harrison Ford. Questa nuova versione non è un semplice remake, ma una reinterpretazione: Carolyn Polhemus non è più solo una femme fatale, ma un personaggio complesso e stratificato con le proprie motivazioni.
Il tocco della regia e della produzione. Sebbene Travis Knight non sia coinvolto, la regia è affidata a Greg Yaitanes e Anne Sewitsky, mentre lo showrunner è il leggendario David E. Kelley, creatore di "Big Little Lies". Il suo stile inconfondibile — un equilibrio perfetto tra dramma personale e contesto sociale — traspare in ogni episodio.
Legami di famiglia sul set. Peter Sarsgaard, che interpreta l'avversario di Gyllenhaal, nella vita reale è sposato con la sorella di quest'ultimo, Maggie Gyllenhaal. Questo scontro sul piccolo schermo acquista così una sfumatura ulteriore, quasi shakespeariana.
La seconda stagione è già realtà. A luglio 2024 la serie è stata rinnovata per un secondo capitolo, che si baserà su un altro romanzo intitolato "Anatomy of a Murder" di Jo Murray. L'universo di questa saga ha appena iniziato a svelarsi.
Cosa dice la critica?
Uno dei migliori legal thriller televisivi degli ultimi anni. Variety.
Gyllenhaal è magnetico. La sua interpretazione è una lezione magistrale di espressività contenuta. The Hollywood Reporter.
Una serie che richiede pazienza, ma che ripaga ampiamente l'attesa. The Guardian.
Il punteggio su Rotten Tomatoes è del 76%, ma i numeri non dicono tutto: questa serie non va giudicata, va vissuta.
Un’ultima domanda per voi
Se foste tra i giurati nel caso di Rusty Sabich... Quale sarebbe il vostro verdetto?
Non rispondete subito. Guardate la serie. Lasciate che il dubbio si insinui in voi. Solo allora prendete una decisione.
"Presunto innocente" non è puro intrattenimento. È una sfida alla vostra capacità di convivere con l'incertezza. Con l'idea che la verità possa non essere univoca. Che la giustizia non sia sempre lampante. Che a volte il nemico più temibile non sia l'accusatore, ma chi nutre il dubbio.
Guardate. Dubitate. Trarrete voi le conclusioni.
La serie ha debuttato il 12 giugno 2024 su Apple TV+. Otto episodi in totale. Quarantacinque minuti di pura tensione per puntata.



