Il governo russo ha stabilito che gli impianti di mining di valuta digitale ora si collegano alle reti elettriche esclusivamente secondo la IV categoria di affidabilità. Ciò significa che, in caso di deficit di capacità, possono essere disconnessi in qualsiasi momento senza accordi preliminari. La decisione, firmata all'inizio di ottobre dell'anno 2026, si applica a tutto il territorio del Paese e consente persino di operare nelle regioni con un divieto diretto al mining, se il divieto contiene una clausola corrispondente.
La IV categoria è nata già a febbraio di quest'anno come strumento per i grandi consumatori. Ora è diventata obbligatoria proprio per i miner. Il Ministero dell'Energia spiega la misura in modo semplice: occorre escludere una crescita imprevedibile del carico sulle infrastrutture e proteggere i consumatori ordinari — abitazioni, ospedali, industria. Il mining, che consuma enormi volumi di energia elettrica, viene messo in fondo alla coda.
Per chi investe denaro nelle cripto-farm, questo cambia l'economia del progetto. I rischi di disconnessioni improvvise incidono direttamente sulla redditività: il fermo delle apparecchiature significa perdita di hashrate e di profitto. Gli investitori ora devono mettere nei calcoli non solo il prezzo dell'elettricità, ma anche la probabilità di restrizioni. Nelle regioni con deficit energetico, dove prima le farm cercavano di aggirare i divieti, ora si consente ufficialmente l'allacciamento — ma solo a condizioni di totale vulnerabilità.
Dietro questa decisione c'è una logica chiara: l'energia come risorsa limitata, che lo Stato distribuisce secondo priorità. Le abitazioni e le strutture sociali sono più importanti dell'estrazione speculativa di attivi digitali. L'analogia è semplice: come durante la siccità l'acqua viene data prima da bere alle persone e al bestiame, e poi per irrigare i giardini, così qui l'elettricità serve innanzitutto ai bisogni di base. I miner ottengono accesso alle eccedenze, ma pagano questo con l'instabilità.
Per i grandi consumatori la procedura è stata semplificata — sono state eliminate le «condizioni sospensive» e i requisiti relativi agli schemi esterni. Ciò accelera l'allacciamento formale, ma non cambia la sostanza: la priorità di disconnessione rimane. In una prospettiva di lungo termine, tali regole possono spingere i miner verso tecnologie più efficienti o verso la ricerca di fonti energetiche alternative, ad esempio il gas associato o le capacità rinnovabili.
In definitiva, la Russia dimostra che anche nell'era degli attivi digitali l'economia reale è innanzitutto un approvvigionamento elettrico affidabile per le persone. Gli investitori in cripto farebbero bene a ricordare: il profitto dal mining ora dipende non solo dal corso del bitcoin, ma anche da quanto lo Stato sia disposto a condividere la propria infrastruttura energetica.

