Come il cervello riconosce ciò che non ha visto: il riconoscimento conscio retrospettivo di parole visive mascherate

Autore: Elena HealthEnergy

Come il cervello riconosce ciò che non ha visto: il riconoscimento conscio retrospettivo di parole visive mascherate-1
Stai sfogliando un vecchio album di fotografie. Nella foto si vede una festa rumorosa.

Immaginate di intravedere per una frazione di secondo una parola sullo schermo, appena percettibile dietro un forte disturbo visivo. In quel momento, non ne siete affatto consapevoli. Pochi istanti dopo, però, sentite in cuffia un altro termine correlato a quello che credevate di non aver visto. All'improvviso, la situazione si chiarisce: realizzate che sì, era proprio quella la parola apparsa poco prima.

È esattamente questo l'effetto descritto nel nuovo studio condotto da Daphné Rimsky Robert e Claire Sergent.

In cosa è consistito l'esperimento?

Ai partecipanti è stata mostrata una parola per un tempo brevissimo, compreso tra 12 e 48 millisecondi, seguita immediatamente da una potente "maschera" visiva per coprirla. In circostanze normali, chiunque si trovi in questa situazione affermerebbe con certezza di non aver visto nulla.

Ecco però il punto cruciale: un paio di secondi dopo la parola mascherata, veniva fornito un indizio, ovvero un termine semanticamente vicino (come "riccio" e "istrice") o uno del tutto slegato. Quando l'indizio era pertinente a livello di significato, la capacità dei soggetti migliorava drasticamente:

  • nel notare che una parola era effettivamente apparsa;
  • nell'identificare correttamente quale fosse il termine visualizzato.

Nonostante ciò, i volontari non ricordavano quasi alcun dettaglio visivo, come il carattere maiuscolo o la posizione esatta sullo schermo. Mentre le caratteristiche visive di basso livello svanivano del tutto, la traccia semantica rimaneva intatta per poi riemergere in seguito.

Perché questa scoperta è così rilevante?

La maggior parte delle teorie attuali sulla coscienza, in particolare quella dello Spazio di Lavoro Globale, sostiene che per avere una percezione conscia l'informazione debba "accendersi" e propagarsi in tutto il cervello, toccando specialmente le aree frontali e parietali. Senza questa diffusione globale, secondo tali modelli, non si può parlare di coscienza.

In questo caso, però, emerge uno scenario diverso: l'informazione semantica può persistere silenziosamente nel cervello anche dopo la cancellazione della traccia sensoriale dettagliata. Successivamente, grazie a un indizio appropriato, tale traccia emerge fino a raggiungere il livello del pieno riconoscimento conscio, senza dover ricostruire l'immagine originale.

Si tratta di un argomento di peso a favore dell'idea che la coscienza non sia sempre legata indissolubilmente all'elaborazione sensoriale dettagliata nel momento della percezione. Possiamo diventare consapevoli di "cosa fosse" un oggetto, anche se non ricordiamo più "come apparisse" esattamente.

Un'analogia efficace

Sfogliate un vecchio album di fotografie che ritraggono una festa affollata. Una foto ritrae una festa affollata. In quel momento, non avevate prestato attenzione a una persona specifica. Anni dopo, qualcuno dice: "Ti ricordi di quel ragazzo con la camicia rossa?", e all'improvviso la memoria riaffiora: "Certo, c'era anche lui". Sebbene non abbiate mai conservato un'immagine nitida del suo volto.

Il cervello è capace di trattenere una traccia astratta e di riportarla alla luce della consapevolezza molto tempo dopo.

Quali sono le implicazioni?

  • Per le teorie della coscienza: rappresenta un ulteriore colpo all'idea della necessità di un "lampo" globale e istantaneo.
  • Per la comprensione di memoria e percezione: dimostra che siamo in grado di acquisire consapevolezza delle cose a posteriori.
  • Per la medicina: apre nuove prospettive per raggiungere la coscienza nascosta in pazienti con gravi lesioni cerebrali.
  • Per l'intelligenza artificiale: suggerisce che proprietà simili alla coscienza potrebbero essere implementate in modo più semplice del previsto.

Lo studio dimostra come il nostro cervello non sia un rigido registratore in tempo reale, bensì un sistema flessibile e sofisticato, capace di completare la presa di coscienza del passato anche dopo la scomparsa dell'immagine iniziale.

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Fonti

  • Consciously detecting and recognizing a past visual word

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