Il respiro, uno dei pochi processi fisiologici che possiamo controllare consapevolmente, è in grado di rimodulare temporaneamente il rapporto della coscienza con la propria esperienza. Secondo uno studio internazionale che ha coinvolto 324 persone di 23 paesi, coloro che durante una sessione di respirazione ad alta intensità (iperventilazione) riferivano stati alterati di coscienza particolarmente profondi, notavano al contempo una significativa riduzione dell'evitamento esperienziale. Questo, a sua volta, correlava con indicatori più elevati di benessere psicologico immediatamente dopo la pratica.
Lo studio, pubblicato su *Frontiers in Psychology* nel luglio 2026, si è avvalso di strumenti psicometrici validati: la Scala degli Stati Alterati di Coscienza a 11 dimensioni (11D-ASC), il Questionario sull'Accettazione e l'Evitamento Esperienziale (APEQ-S) e la Scala di Benessere Mentale di Warwick-Edinburgh (WEMWBS). Un'analisi di regressione lineare multipla ha rivelato che l'intensità degli stati alterati prevedeva in modo significativo una riduzione dell'evitamento esperienziale, e quest'ultimo, a sua volta, un miglioramento degli indici di benessere.
È degno di nota che le catarsi emotive non abbiano agito come meccanismo mediatore. Al contrario, esperienze soggettivamente difficili e dolorose durante la pratica hanno persino ridotto l'effetto positivo finale.
Fino ad ora, la maggior parte degli studi scientifici sulle tecniche di respirazione si era concentrata principalmente su marcatori fisiologici come la frequenza cardiaca, la pressione o la composizione gassosa del sangue, oppure sul loro confronto con la meditazione e gli psichedelici. In questo studio, i ricercatori (Lena Erdmann e colleghi dell'Università Humboldt) hanno stabilito per la prima volta, su un campione internazionale, una correlazione quantitativa diretta tra la modifica dell'atteggiamento soggettivo nei confronti dell'esperienza – specificamente, una diminuzione dell'evitamento – e un successivo miglioramento del benessere, il tutto osservato all'interno di una singola sessione e senza un monitoraggio a lungo termine.
Dal punto di vista della teoria dell'elaborazione predittiva, sviluppata da Friston, Clark e i loro colleghi, questi dati trovano una spiegazione meccanicistica. L'iperventilazione controllata destabilizza temporaneamente la precisione delle previsioni interocettive del cervello, ovvero le anticipazioni sullo stato del corpo.
Quando tale precisione diminuisce, il sistema neuronale è meno certo delle proprie previsioni sui segnali interni e, di conseguenza, inizia a prestare loro maggiore attenzione, invece di ignorarli automaticamente. Ciò comporta un temporaneo innalzamento della soglia oltre la quale un'esperienza non viene più percepita come



