La conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità COP17, durata due settimane, si è conclusa sabato a Erevan (Armenia). I paesi hanno adottato la decisione «Percorso di Erevan», che mira ad accelerare l'attuazione degli obiettivi del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal 2022.
I partecipanti hanno convenuto di ridurre più rapidamente i sussidi dannosi, aumentare i finanziamenti per i paesi in via di sviluppo e allineare i bilanci nazionali agli obiettivi di protezione della natura. Il mondo resta ancora indietro quasi su tutti i traguardi adottati quattro anni fa.
Gli organizzatori hanno riferito che durante la conferenza sono stati annunciati oltre 1,8 miliardi di dollari da governi, filantropi e investitori. Tuttavia i delegati hanno riconosciuto che questi fondi sono chiaramente insufficienti per raggiungere gli obiettivi ambiziosi.
Un'attenzione particolare è stata dedicata alla riduzione dei sussidi dannosi — l'obiettivo resta lo stesso: ridurne il volume di almeno 500 miliardi di dollari all'anno entro il 2030. Le parti hanno inoltre convenuto di rivedere i meccanismi di finanziamento esistenti e di definire i criteri per un meccanismo permanente in futuro.
«Non possiamo semplicemente andare verso il 2030 senza correggere la rotta», ha osservato Catherine Weller, direttrice delle politiche globali di Fauna & Flora. La prossima conferenza COP18 si terrà a Quito (Ecuador) nel 2028.
Potrà l'accelerazione delle azioni sulla carta trasformarsi in cambiamenti reali sul terreno?


