Le banche centrali di tutto il mondo questa settimana hanno preferito lasciare invariati i tassi d'interesse. I funzionari negli Stati Uniti e in Europa valutano i rischi dell'inflazione causata dagli elevati prezzi dell'energia.
La Federal Reserve e la Banca centrale europea hanno lasciato aperta la possibilità di aumentare i tassi nelle riunioni di dicembre. Negli Stati Uniti l'indicatore chiave dei prezzi ha accelerato alla fine del terzo trimestre, quando l'economia è cresciuta ai ritmi più rapidi dell'anno grazie ai forti investimenti delle imprese e alla solida domanda dei consumatori.
La decisione della BCE di mantenere il tasso sui depositi al livello di 2,5% è stata offuscata dalla notizia dell'uscita della presidente Christine Lagarde a febbraio. Ad accrescere la tensione contribuiscono i costi energetici, nonché i problemi di mercato, di bilancio e politici in Francia.
Anche la Banca del Giappone ha mantenuto invariata la politica in ottobre, ma ha segnalato un possibile aumento del tasso più avanti quest'anno. Tra i paesi che hanno lasciato i tassi invariati figurano la Nuova Zelanda, la Thailandia, il Cile, il Botswana, il Malawi, la Colombia e la Repubblica Dominicana.
Al tempo stesso Canada, Pakistan e Ucraina hanno aumentato i tassi. Come influiranno queste decisioni sulla crescita globale nei prossimi mesi?
L'economia americana nel terzo trimestre ha mostrato una solida ripresa, sostenuta dagli ordini di beni durevoli e dagli investimenti in attrezzature. L'economia europea nel complesso è cresciuta più rapidamente delle previsioni, nonostante la flessione in Francia.
Queste mosse delle banche centrali riflettono un approccio prudente in un contesto di persistente pressione sui prezzi. I mercati ora attendono previsioni aggiornate e decisioni a dicembre.

